Paracelso scrisse: " Il Cielo è l'Uomo e l'Uomo il Cielo e tutti gli uomini sono un Cielo e tutti i Cieli non sono che un Uomo ". La più straordinaria avventura è quella dello spirito; l'incontro col Sé, con l'indicibile, nel momento in cui, scaduti i giorni terreni (il tempo osceno), egli consegnerà alla terra la sua veste di carne corruttibile. Per lui così intimamente naturale e congenito (e che ha gestito quale strumento concessogli per una vita in prestito), ora il "suo" corpo non è che una "cosa" da abbandonare. La vita fisica (la vita "offesa", come qualcuno l'ha definita, o la morte-vita, come dicono in molti letterati e poeti), non è che una parentesi, un lampo. Un destino ben più alto che non l'umano transeunte, col suo carico di sofferenze, desideri ed esperienze lo attende, nel riunificarsi al cosmo con la sua controparte dalla quale egli si staccò nel momento in cui scelse di incarnarsi in un grembo, scendendo...