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Visualizzazione dei post da luglio, 2022

Senza titolo

  un’alba cadmio apre spazi  inusitati nel cuore usciti dal sogno beccano sillabe  gli uccelli di Maeterlinck in un cielo di vetro da un luogo non- luogo le uve dei tuoi occhi chiamano il mio nome  genuflesso nella luce

Felice Serino - ORIZZONTI DI PALPITI

    Questa silloge di Felice Serino si apre con la grande speranza rivolta all’Impossibile, a ciò che sta nel cuore di ogni poeta o artista in genere e che si può solo immaginare e tradurre in parole, in  opere, nella piena coscienza, alla fine di ogni creazione, di avere prodotto qualcosa d’incompiuto, infinitamente distante da quell’orizzonte dal quale scaturiscono le idee e che non si concede allo sguardo orfico, sognatore e innamorato del volto inguardabile: non per espresso divieto ma perché ineffabile e perdutamente consegnato alla notte, in un altrove che il nostro poeta s’illude di cogliere e dove spera di “abitare” attraverso la parola, quella poetica, sottratta alla quotidianità, all’“ordito della vita” e “fuori dal coro”, non soggetta al sistema arbitrario e convenzionale dei segni linguistici. In virtù di questa parola egli ha la vaga sensazione di ri-trovarsi in qualcosa di perduto e che sente “palpitare” dentro di sé, nell’intimità, dove gli è data la possib...

Senza titolo

le cose  mi chiamano e la morte  è lontana vastità contemplo l’anima è il verso del gabbiano nel lambire l’ onda

Incantesimo

 

Se avranno voce

Cano Cristale - Columbia ed è pleonastico il tuo dire i tempi son cambiati e alle piante seccano i timidi germogli i pesci son gonfi di plastica e i cieli di cenere e i mari piangono coi miei occhi lasciare parlino i fatti se voce avranno in una -lesta?- inversione di tendenza

Se indietro ti volti

era solo un sogno - sarai  come la moglie di Lot mi disse se indietro ti volti accondiscesi sebbene controvoglia: ribellione mi corse nel sangue altri vedevo passare per la via della prova ora tramutati in statue - che prima di me ridevano

Scrivo sull'arcobaleno

scrivo sull’arcobaleno dove il mio angelo è assiso in veste di musa egli mi suggerisce parole macerate nel sangue che mi si nascondono alla "vista" a volte dall’arco- baleno cade una sillaba ed io la recupero  riprende vigore  all’angelo traspare un sorriso che si fonde col mio fiato

Una mia nota a "Vita Trasversale" di Felice Serino

    Col tratto suo solito, con la materia nuda dei versi alti e alati, Serino ci incanta di nuovo. E lo fa con un volume, il suo ultimo, corposo, "Vita trasversale", che è un ben calibrato campionario di temi e motivi caratterizzanti la sua intera produzione poetica; ricca e profonda, tenuta in un suo prezioso tenore lessicale di figure svelate in altezza o come prelevate da un occhio ulteriore e quasi sempre girata nell'inconoscibile. Poesia che ci trattiene in un sollievo, oppure in una morsa, di grandi domande e di incognite. Agevole nell'andatura e nel respiro dei versi concepiti come in una stanza piena di sole, ma dalla cui finestra filtra un paesaggio piovoso, pieno di suoni incantevoli e sinistri: analitica, ma detta in stato quasi d'abbandono. Motivi di vita e di morte messi nel medesimo grandangolo, restituiti al loro più sensibile grado del sentire, in quel confine di corpi corrotti dalla loro stessa immagine; che allunga gli abissi mondani potandoli al...

Scampoli

Cascades Douzou- Marocco rimanere in essere incapsulati in una vita  ch’è copia sfocata dell’Originale dimezzata vita: scampoli pure zampillo d’acqua viva dall’Io subliminale la difficile luce

Schegge di pensiero

sai d’ essere schegge di pensiero per unificarti alla Mente- madre dove sei già stato vuoi tornare ma non ricordi il "dove" tornare da dove ti sei staccato come la foglia che riprenderà ad abbeverarsi di luce dopo essere macerata nella terra

Le voci remote

 

L'intima essenza

  rifarti gli occhi davanti a foto che rispolverano anni di cui puoi dirti contento a voler fare un bilancio onesto -non vasi di pandora- ma per contraddizione stornare la realtà con l'immaginario ti sembra più congeniale:  per lasciarti sfiorare dal difficilmente percepibile 18.7.22 Dalì - Il ponte rotto e il sogno

Rosa il tuo fiato

rosa il tuo fiato  fragranza di bosco la tua pelle ambrata apparivi sirena distesa s’uno scoglio allucinazione forse mi facevi un cenno mentre il cielo s’apriva in una luce  aurorale come il tuo sorriso

Risillabare palpiti

  risillabare palpiti di soli e generare amore dove il cuore mette ali elevarsi come aquila negli’ infiniti cieli annullarsi del pensiero in stato di levitazione Pexels photo 635279

SEGNALAZIONE VOLUMI = FELICE SERINO

  Felice Serino – Dell’indicibile 2019---Edito in proprio – 2020  Felice Serino, nato a Pozzuoli nel 1941 e residente a Torino, autodidatta, è un poeta che ha ottenuto numerosi consensi critici e che ha vinto molti premi letterari. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia da dio boomerang del 1978 a Quell’onda che ti tiene lieve, 2019. Dell’indicibile, la raccolta del Nostro, che prendiamo in considerazione in questa sede, è preceduta da una presentazione di Giuseppe Vetromile esauriente e ricca di acribia. Già a partire dal titolo del volume ci rendiamo conto che Serino è ben conscio dell’importanza della poesia come fatto in sé salvifico e utile per una vera redenzione del poeta che può essere redenzione anche per il lettore. Se la poesia è sempre metafisica attraverso l’ipersegno qui il poeta si rende conto che la forza portante del poiein di ogni autore e in primo caso del suo lavoro, il suo fare poesia, consiste nel dire l’indicibile e a questo proposito vengono in mente ...

Vita sommersa

  in onde dell'inconscio si sdipana l'illusione ipnagogica e nel gioco sempre inedito delle immagini emerge vita sommersa come ombra che si rompe nell'acqua mossa 15.7.22 Dalì - Sogno causato dal volo di un'ape

Ricordi

confondersi del sangue col colore dei papaveri nel sole ampie distese a perdersi mentre all’orecchio del cuore a far capolino una melodia nel tempo andata ricordi ci si appiattiva scalzi col fiatone nell’erba alta dopo una volata e in levità d’angeli quasi non si toccava terra Dimitra Milan - L'arte di sognare

L'eterna lotta

 

Reperti

lui -il biforcuto che continua a lavorarci contro- lo vedemmo nelle case della morte col fumo della carne bruciata lo riconoscemmo nella bestia umana  dopo gli anni orrendi oggi  un museo: in mostra scarpe  valigie occhiali e una montagna di capelli i reperti della vergogna non sogni o finzioni quelle nuvole  ma  dalle fumate si sa che a levarsi  erano ali d’angeli

Quello squarcio di cielo

in grazia creativa mi sento oggi che mi è clemente il tempo -nuoto nel mio  immaginario nell’incalzare degli anni non mi fermo a fare bilanci o scongiuri né mi guardo indietro solo il giorno predestinato aspetto e tanto più inimmaginabile sarà quello squarcio di cielo -ad attirarmi a sé (2020)

Fra sogno e realtà

 Quell’onda che ti tiene lieve - Felice Serino – Urso - Pagg. 56 - ISBN 978-88-6954-242-8 - Euro 10,00 E tre, verrebbe da dire, perché con questa sono tre le raccolte di poesie di Felice Serino che ho avuto l’opportunità di leggere. La prima, che mi ha fatto incontrare l’autore, è stata Dalle stanze del cuore e della mente, una sublimazione della parola, la seconda è invece stata Sopra il senso delle cose, una silloge che, recensendola, ho ritenuto di definire frutto dell’esperienza e della creatività. Del resto il poeta, di origini napoletane, ma dimorante a Torino, è un artista di lungo corso che via via negli anni ha affinato il proprio modo di verseggiare, e ciò è facilmente riscontrabile leggendo le sue composizioni in ordine temporale. Questa che ora ci occupa si inserisce cronologicamente, almeno come epoca di pubblicazione, in posizione intermedia, senza segnare una marcata evoluzione e fermo restando quella ricerca introspettiva che è materia propria dell’autore uso ad app...

Il poeta

  cavalli d'aria - virgola di fuoco il pensiero saettante: vederti un sansebastiano trafitto da strali della parola 7.7.22 Dalì - Testa bombardata da grani di grano

Qualcosa verrà

qualcosa verrà in quest’ora anodina a farsi sangue e presenza il bianco a violare ricamandolo di fonèmi e voci da sirena ecco si veste la musa su onde a sognare -incoronata di nuvole vaghe come un’eco  quel melodioso canto che si negò odisseo

Nugoli d'anime

 

Prove di volo

anneghi  nell’effimero d’una vita marginale tenti nell’indaco prove di volo -fino a che dura il sogno da quale parte è la verità ti chiedi nei momenti lucidi

Profumi ninnoli

credi non sarà così per sempre non come qui a guardare per speculum in aenigmate quel non riuscire a focalizzare il profilo di lei come quando la vedevi sbucare da dietro la curva della strada al ritorno dal footing tra le altre suppellettili ora a prendere polvere sulla specchiera stile ottocento profumi pinzette ninnoli la collana orfana del collo esile il guardarti in tralice nelle sere vuote lei da una foto sfocata

Amo l'idea

più che amarla amo l'idea di lei stato d'essere: che s'impregna di bellezza interiore si ammanta di una luce affebrata mentre mi poggia la testa nell'incavo della spalla e se combacia col mio pensiero mi chiedo dove saremo domani  quando il mondo per noi sarà sparito 1-3.7.22

Recensione di Donatella Pezzino a “Lo sguardo velato” di Felice Serino

  Quando ci si accosta all’opera di Felice Serino, è difficile non notare il dinamismo della dimensione interiore: nonostante sia interamente incentrata sull’anima, infatti, la sua poesia è ben lungi dal ripiegarsi in sé stessa, poiché l’essenza umana è continuo movimento. La parola “ondivago”, presente in diverse composizioni seriniane, esprime in modo pieno e immediato questo anelito al volo, quest’ansia di scrollarsi di dosso un’immobilità che è congeniale solo alla materia inerte. L’anima di Serino è un agglomerato di particelle che, pur restando unite, sciamano in tutte le direzioni, nella brama di riunirsi al loro elemento naturale: il Tutto. Ma, per seguire quell’ordine che appare insito nella stessa struttura del creato, quest’anima tenta di ravvisare nell’esistenza terrena un percorso logico e coerente, in cui il dispiegamento delle forze interiori possa dipanarsi in linea retta: salvo poi rendersi conto, alla fine di questo lungo cammino, di aver sempre cercato il proprio...

Il mare era una favola

non vorrei più uscire da questa dimensione eppure basterebbe come altre volte stringere forte gli occhi e... ma voglia non ne avevo  - poi giocoforza mi ritrovai quasi deluso nel mio letto avevo lasciato un mare che era una favola un'immensa tavola imbandita per i gabbiani a frotte