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Visualizzazione dei post da marzo, 2023

Spleen

  irrazionale la vita a tradire in modo inatteso l'impulso del sangue macera come foglie kronos giorni anodini a ridosso di ombre stampate squarcerà una nube il sogno fatto carne? ― forse qualcosa può ancora accadere 30.3.23

La beffa

 

Poesia è negli occhi

poesia è negli occhi profondi di una donna è la leggerezza della piccola danza  del passero sul davanzale è la fogliolina che spunta dalla terra poesia è  il neonato attaccato al seno o l'attesa della mamma sull'uscio è l'interrogativo nello sguardo  di meraviglia del bambino poesia è chiedere scusa è l'abbraccio sospeso nell'immobile luce  26.3.23

Rimbaud, il mito

  Di Felice Serino Angelo o demone? Di Arthur Rimbaud si è detto tutto e il contrario di tutto. La sua vita nasconde misteri che il tempo moltiplica. Anima randagia, da poeta "maudit" muore quasi del tutto sconosciuto - prima che la sua fama si convertisse in mito attingendo alla immortalità. Un'infanzia la sua, triste e infelice - caratteristica che distingue molte grandi anime passate alla storia. La violenza dei gesti, gli oggetti branditi accompagnati da urla sono le immagini che Arthur conserva dell'unione tra i genitori. Lui, Frédéric Rimbaud, capitano del 47° reggimento di fanteria, per il ragazzo rimasto come genitore un'ombra inafferrabile; lei, Marie Catherine, figlia di agrari, legata al figlio da complice pietà. Nel 1864 il padre abbandona definitivamente la famiglia. Arthur ha 10 anni. Frequenta la scuola presso il collegio di Charleville, suo luogo natale (egli vi nasce il 20 ottobre 1854), si dimostra un allievo modello, è il più del...

Il verso

sai per ore mi sono arrovellato chiedendomi se dovevo lasciare o eliminare un articolo in un verso ridicolo? mania di perfezione? no - ti dico - il verso perché tenga deve dire armonia respirare lungo come il mare scorrere come sangue vivo nelle vene del cielo inebriarsi morire rinascere in una smemorante dolcezza  (2021)

Aspettative

 

Occhi puliti

Picasso - Bambino con colomba questo stupido mondo da cui ti fai condizionare - non ti sentirai del mondo se levando lo sguardo in sù vedrai l'immenso specchiato nei tuoi occhi l'azzurro penetrarti quell'azzurro che è nel tuo nome in te  stupito d'essere  come quel bimbo occhi-puliti che vuol toccare la luna (2021) 

Maya

la sera viola inghiotte tra le anime e le pietre apparenze di te di me si leverà un grido dalla cenere che siamo a chiedere dov'è la vita quella vera (2021)

La "stella" Kahlil Gibran

  Di Felice Serino Si può a buon diritto ritenere che Kahlil Gibran sia stato uno dei fondatori della New Age. Era nato a Bisharri (Libano) il 6 gennaio 1883. Diceva all'amico Nu'ayma che egli era un "falso allarme"; perché chiunque ignora la propria vera natura è destinato a restare un falso allarme. Gibran sentiva di non avere il diritto di impersonare il ruolo che si era scelto. Questo perché si rendeva conto di non mettere in pratica ciò che andava predicando. Era il 1921 quando stava lavorando alla stesura di The Prophet, e in seguito a letture pubbliche cominciava a essere identificato con quel ruolo. Nel 1895 la famiglia emigra a Boston, nel periodo in cui vi è un'emigrazione di massa di siriani in America. Gibran frequenta un gruppo di giovani poeti e artisti decadenti il cui leader è Fred Holland Day, fotografo ritrattista. Lo stesso Day favorisce la trasformazione di Kahlil in una sorta di rivoluzionario. Gibran ebbe rapporti di amicizia con...

L'inaspettato

mi sveglio e vengo da un altro mondo mi dico un posto a lato o non-luogo dove  non c'è cosa voluta ma tutto  è possibile come librarsi contro il soffitto o guidare l'auto nell'aria con un cielo dai colori mai visti specchiato su placide acque tutto possibile se ti conduce per mano l'inaspettato oh ecco mi sorprende ora venirmi incontro una grande farfalla dal corpo di donna 16.3.23

Insostanziale la Luce

 

Il possesso

-guarda: tutto questo sarà tuo -ah padre padre che non ci hai saputo amare mi trapassano gli strali della tua freddezza le cose? non danno sicurezza schiavo ti fanno non hai considerato la grande apertura alare che dà la libertà di amare

L'abbraccio

 

Certo è l'età

  se oggi ti senti in buona parte appagato è il caso di chiederti dove  sarà finita quella spericolata baldanza esibita per i soli suoi occhi -lei distesa sull'amaca  lo sguardo intinto nell'azzurra luce certo è l'età che avanza e forse nei sogni t'incontrerà quell'io dal tempo ormai divorato 

Come angelo

è un soffio la vita e già ti vedi nella dimensione nuova dove tra le "beatitudini" non c'è moneta cui non puoi fare a meno e neppure ha effetto la farina del diavolo non esiste l'amplesso come lo si pratica essendo tu come quell' asessuato angelo che pare strizzarti l'occhio dalla volta

I libri

le tue creature hanno un respiro una voce mai che si annoino sebbene in ombra vivono nel cuore della luce i loro sguardi attraversano muri i dorsi nelle vetrine hanno occhi sempre vigili ristà il sangue delle sillabe in una  malcelata calma

Maeterlinck, custode dei sogni

  Di Felice Serino Poeta e drammaturgo dal talento molto versatile, nacque a Gand, nella Fiandra, il 29 agosto 1862. Nel 1911 gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura. Già fin dal 1903 come candidato al Nobel il nome di Maeterlinck era stato fatto da Anatole France, al terzo posto dopo Tolstoi e Brandes. Secondo Maurice Maeterlinck, la scienza non ci insegna nulla, per il momento, sull'origine e sul fine della vita, e non è in fondo che "una espressione rassicurante e conciliante della nostra ignoranza". Tuttavia, l'inconoscibile ci avvolge, e si manifesta a noi con presentimenti, sogni. "Lascerò senza rimpianto questo mondo assurdo del quale non ho capito nulla", egli scriverà pochi giorni prima della morte, avvenuta il 7 maggio 1949. Maeterlinck è sempre vissuto vicino alla morte allo stesso modo in cui si piegava sui misteri della vita, senza separare l'una dall'altra: "Sarebbe mostruoso e inesplicabile che fossimo so...

Afa

vene esplose di questo giorno d'afa me ne sto seduto s'una pietra ancora calda di sole rimuginando pensieri come nuvole vaganti -nell'immaginario ora capre ora angeli-

Van Gogh

Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, 1890 certo si può dire di lui che fu uno toccato dalla grazia  se il senso del tempo spalmava la follia sulla tela col giallo a invadere visioni allucinate

Restare in bilico

 

Stato di grazia

non lui che scrive non volute le parole emergono dai recessi di un dove viscerale e in quel mentre si ritrae la morte - è lo stato di grazia per chi viene detto poeta o costruttore di sogni 

Silenzi d'acque

silenzi d'acque ― langue  la luce ― e smemora un grande lenzuolo avvolge gli alberi le case 5.3.23

DALI' GENIO E SREGOLATEZZA

  Di Felice Serino Eccessivo, eccentrico, paradossale, contraddittorio. Non ci sono appellativi che non siano stati usati per esprimere le caratteristiche di questo personaggio eclettico e dissacrante, nato per eccellere e stupire agli inizi del XX secolo. Salvador Dalì è nato due volte. La prima, a Figueras, il 21 ottobre 1901, ma il bimbo morì a 21 mesi di vita. Il Nostro nascerà nove mesi e dieci giorni dopo la sua morte, l'11 maggio 1904. Egli si trascinerà dietro tutta la vita il peso di dover reincarnare il fratello maggiore di cui porta il nome: "una sorta di complesso di colpa del sosia, trasformato in fissazione paranoica, estetica" (Marco Vallora). "Tutte le mie eccentricità, tutte le mie esibizioni incoerenti sono la tragica costante della mia vita", si legge in Conversazione con Dalì (1969), di Alain Bosquet. "Devo provare a me stesso che non sono il fratello morto ma quello vivo. Come nel mito di Castore e Polluce, uccidendo mio frate...

Questo avvicendarsi degli anni

le volte che ti coglie sonnolenza frammisti brevi tratti allucinati la testa reclina sulle braccia lento meriggiare assolato  il ronzio  d' una mosca e voci indistinte dal cortile e questo avvicendarsi degli anni come una marea che ti porta   ma ancora t' accora -inno  alla vita- un non raro cinguettio sul davanzale

Eterno presente

ho sognato una piazza la sua  circolarità senza confini forse dava nell'altra dimensione chiamava il mio sangue l'aleph  di borges il suo eterno  presente - dove sei tutto e il Tutto è te - dove il Figlio  rinnova le sue lucenti piaghe cogliendo i perduti

Alzheimer