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Visualizzazione dei post da ottobre, 2022

La schizofrenia della fabbrica

  ogni spazio esistenziale privato all'operaio, assumendo una funzione totalizzante. Si noti, inoltre, il clima di angoscia incessante, che domina i versi di Serino. Le immagini degli omicidi bianchi, delle morti violente, che si susseguono in fabbrica come lampi al magnesio, esplodono nella sua mente, impedendogli una vita "normale": "brandelli / d'anima e carne" rimangono impigliati nei meccanismi della macchina e ossessionano il poeta in ogni momento del suo ciclo vitale, che ne risulta irrimediabilmente alterato.  Su tutto (sentimenti, valori) domina il plusvalore, che Taylor diceva furbescamente di voler ridurre in un cantuccio. La produzione, secondo lui, avrebbe raggiunto vette così alte che il problema della distribuzione del plusvalore sarebbe diventato marginale. Ma nei decenni il Pil (Prodotto interno lordo) è aumentato progressivamente, senza che ciò contribuisse ad eliminare l'alienazione del lavoratore. Come osserva giustamente Serino, l...

Quei versi persi

[nel percorso col bus verso Brescello] poi di ritorno a sera carta e penna o se vuoi tastiera il bianco che ti fissa e ti ci perdi un muro la mente un muro provi con un verso impreciso poi un altro ma no non era così che l'avevi pensata eppure ce l'avevi tutta lì come una cantilena tra veglia e sonno negli occhi la confusa striscia bianca sulla destra ed eri in uno stato di tortura-goduria trattenendoli ancora quei versi ma ora niente un muro la mente risucchiati da un buco nero

Bocche di chitarre

 

L'ultima parola

gli furono strappati tutti i figli come pezzi di carne  -si è provati secondo il grado di sopportazione pungolati dappresso dallo strale del maligno- Giobbe il giusto lo fu allo stremo privato dei suoi beni ridotto a solo guscio grumo di dolore fino a che non implorò basta hai vinto è tua l'ultima parola Dio del cielo e degli abissi 25.10.22

Oltre l' esilio

il più bel giorno è quando oltre l'esilio della carne mi verranno incontro i miei morti e i parenti giunti da lontano a qualcuno scapperà una lacrima e nell'estremo saluto c' è chi leggerà con voce tremante alcuni versi "ti sei staccato come foglia adagiata su una spalliera di brezza"

La poesia

(da un po' che non brucio della sua luce: non mi prende febbre di quell' agitarsi del sangue) tento qualcosa del tipo: " la vita  ti ha tarpato le ali Nina  rosavestita - ora è il vuoto delle braccia " questo l'incipit  ma ahi  è latitante la musa che non mi dà il "la" plana un  gabbiano da me non lontano chissà non porti nel becco quel  verso che mi manca  

Intervista

  Intervista a Felice Serino (flymoon) 24/02/2012 Felice Serino, alias flymoon, è nato a Pozzuoli nel 1941. Attualmente vive a Torino. Copiosa e interessante la sua produzione letteraria, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. E’ stato tradotto in sei lingue. Intensa e prolifera la sua attività redazionale visibile anche on-line. Scrive su vari blog, fra cui su My Space, sul trascorso Splinder e su Wordpress al presente indirizzo http://sestosensopoesia.wordpress.com/ Alcune opere sono state pubblicate nel blog de La Mente e Il Cuore, prima che si trasferisse nella rosa degli autori del nostro Salotto di Poesia e Letteratura La Mente e il Cuore . PREMI PRINCIPALI DI POESIA: 2° Premio Arno d'argento 92, Firenze, Entel Mcl I° Premio Un Poeta per l'Europa 96, Firenze, Entel Mcl I° Premio assoluto al Premio per la Pace 01, Cultura e Società, Torino 2° Premio al Concorso Omero-magna graecia 03, Napoli 3° Premio Santo Gringeri 03 - I luoghi del cuore, Pellegrino-Me 2° Premio al...

Mare aperto

  mare-anima sognata dai primordi in infinito creare fa vela il cuore per l'azzurro pelago

La giovinezza

  e sì che nell'alta vegetazione  si nasconde un cuore di paglia -solo a vederla svoltare l'angolo sono le fatidiche farfalle e l'onda del sangue che rimonta ah i lunghi meriggi a passare tra sciabolate di sole nella verde età fuggitiva

La sacralità della vita

il male si sa è la grande ferita -ma c' è  tanta fede discreta: il cui fervore equilibra i piatti della bilancia si dirama il sangue della passione in direzioni inaspettate  mentre la sacralità della vita ha ali d' aquila  a librarsi imperiosa sulla  banalità del male

Giobbe

 

L'avversario

al principio fu l'inganno - da allora i cieli  capovolti e la morte chi ci rubò dal cuore la bellezza originaria? nella cattedrale del sangue l'avversario gioca a scacchi dall'inizio del mondo 16.10.22

Recensione a “Frammenti di luce indivisa” di Felice Serino (centro studi Tindari Patti, nov. 2015)

 Qualcosa illumina l’aria ed è un sentimento, la forma di un respiro accogliente che rigenera come un vento che è dentro la parola e si espande, perdendosi, in infiniti suoni a salire. S’io potessi cogliere la misura, la cifra di questo sentire che accarezza e pungola, farei senz’altro ammenda che la vita è mistero imperscrutabile, arte a proteggerci dai sogni tremolanti la notte, nel tempo di amore, appena plasmata la stanza nel corpo ritagliato da una luce di candela. Mi piace immaginarla così, tenuta da una piccola fiamma tra la mente e il cuore, la voce che in Felice Serino approda a questa comunione di sguardi fratelli, venuti a raccogliersi piano nel segno della luce calda e divina, nella sagoma d’un solo altissimo respiro: prima del tempo non c’era che amore quello-che-muove il-mondo danza nel cielo della Luce -pensiero della notte a scalzare le tenebre “Frammenti di luce indivisa”: ha questo titolo davvero bello la silloge che il poeta mette in stampa affinché ci colga da s...

Cielo strappato

  c' è sempre una donna dietro una fiaschetta di whisky tenuta nascosta - semmai per illudersi di lenire la lacerazione di quella mancanza un cedere all'ebbrezza e alla lunga trovarsi più che uno straccio sulla specchiera profumi ninnoli a far bella mostra di sé mentre un cielo strappato raccoglie il muto grido

Frammento di luce

(ispirandomi all' "Aleph" di Borges) siamo un frammento di luce particella dell'Altissimo tale splendere ha attraversato i mari dell'anima toccato terre inesplorate care all'odisseo indiviso frammento custodito nel profondo di noi l'aleph che unifica i mondi

Considerazioni

Botticelli - Vergine Maria e Gesù Bambino che Egli sia nato in primavera non al freddo e al gelo -come alcuni studiosi ipotizzano- nessuno può dirlo (convenzioni degli umani: il periodo i festeggiamenti per prima la pancia e il sacro viene poi banalizzato) e che Egli  sia nato di pelle scura è probabile -ma perché fare distinzioni di colore

Si levava alto nella luce

 

Essere

(ti vien detto di là nell'oltre ma è molto più vicino intimo) farti nell'aria stretta virgola di cielo essere che scalzi la morte diminuirti - per espanderti 11.10.22

Quel che si dice tsunami

ingegnarsi per bypassare quel che si dice tsunami interiore pari al lutto di una persona cara elaborarlo mettendo in campo l'autocontrollo (yoga) e spruzzate di benevolenza - sviando il testacoda dei sensi lasciarsele scivolare addosso le cose destarsi allora con altri occhi

La lunga attesa

-alla fine è dura questa coda da scorticare- gli scriveva trepidante d' attesa come se lui dovesse tornare dal fronte (era solo in trasferta per tre settimane) -sai: la bambina la sento come sorridermi in grembo - sogno i suoi dolci occhi azzurrocielo-

Recensione di Donatella Pezzino a “Le voci remote” di Felice Serino

  In ogni mondo esiste una porta di comunicazione con tutto il resto. Conoscerne l’esatta ubicazione, aprirla e attraversarla non presuppone capacità medianiche, ma solo un umile atto di fede: una fede qualsiasi, in Dio, nell’amore, nelle energie della natura, in sé stessi. Credere, semplicemente. Ecco, leggere Felice Serino è un po’ come riappropriarsi della consapevolezza che quello stargate esiste, e che possiamo attraversarlo in qualsiasi momento, spinti dalla forza degli eventi, da un desiderio di trascendenza o dalla riflessione sull’oltre che ci attende alla fine dei nostri giorni. In “Le voci remote”, l’anima del poeta ha raggiunto la sua dimensione ideale, meta di un lungo viaggio che lo ha visto percorrere a piedi nudi i vasti deserti umani alla ricerca del sé più puro, nel quale la grandezza dell’uomo sta nella sua valenza infinitesimale e il buio è solo assenza di Dio. tu sei l’ombra del Sé: l’alterego o se vuoi l’angelo che ti vive a lato nei paradossi della vita La la...

Le voci remote

Foto di Giordano Genghini il letto del fiume è un sudario che raccoglie le voci remote delle anime in sogno fermatesi lì sotto una luna menomante

Belle penne

"non sono poeta" -da altri già affermato- sì che belle penne hai visto superarti con tua ammirazione vera  graffiavi fogli  riempiendoli di zampe di gallina tanto meno eri poeta quando  t'isolavi e all'ombra d'una quercia  t'ispiravi seguendo alti voli  ah quelle velleità custodite nello scrigno del cuore 4.10.22

Il cuore della luce

 

Buco nero

aspettando di te un'eco -ma forse sei entrata in un buco nero dalle vicende del mondo assai lontana o posso immaginarti già di là a corteggiare le stelle l'ultima poesia che forse non leggerai è infarcita di alcuni paroloni filosofeggianti benché sappiamo sia vitale  nel rivederla  fare opportuni tagli come fa con noi questa vita nel modellarci

Come nella prima luce

  figure - paesaggi  -la voce  nomina le cose come nella prima luce vi assegna un'anima -gli oggetti  si fondono ai corpi - familiarizzano coi gesti giovane è la vita nel prodigio dei fiori

Nota di lettura a Felice Serino*, “Asimmetrici voli” di Giovanni Perri

  Non c’è volta che leggendo Serino, io non resta catturato da una luce. Luce immagine essa stessa. E non c’è volta ch’io non abbia tra le mani la maglia e ne senta l’esatta materia, la sua nuda trasparenza, lo smalto, l’eleganza. Questo il primo elemento: il verso illuminante, da cui affiorano gli altri. Ma questa illuminazione, si badi, non è fatta per indicare qualcosa. Essa non descrive, né è tentata da alcuna cartografia per poeti raminghi; la mèta è la sua stessa radice, il suo primo significato, una sorta di matrice, non so come dire, epidermica, olfattiva. Un distico esemplificativo ci ricorda ch’essa è come l’odore della salsedine / del legno bagnato di cui non può che arrivarci, forse, un’eco sublime come quello della pelle dell’amore. Ci fa quasi tornare all’embrione della materia, al suo antichissimo battito dal quale ogni nostra azione, essendo principio, pretende la fine. Ed è questo il secondo elemento, mi pare, importante per riconoscere la consistenza di questa poe...