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Visualizzazione dei post da febbraio, 2023

Ceneri e kronos

  ti parrebbe certo fuori luogo durante un lauto pranzo se  ascoltassi di morte e di ceneri -io le custodisco in un' urna -no guarda preferisco le disperdano in mare o nell'aria pensa: siamo niente - a divorarci kronos -occhi  di vento e pulviscolo nell'aria tra un boccone e l'altro  guardando oltre questa  morte che ci attraversa

Ritornare

  ri-tornare? per ancora sanguinare? a sfiorarci una felicità effimera a trapassarci gli strali del destino quando la gioia piena? giunta l' ora risparmiaci  la "ruota" se fosse nei Tuoi piani - e che la morte sia una accoglici per sempre nell'alveo Tuo d' amore (la ruota si riferisce al samsara)

LA POESIA DI NIL

  Di Felice Serino Nedda Falzolgher, detta Nil, nasce il 26 febbraio 1906 a Trento, quando quella parte del territorio è ancora sotto il dominio austriaco. Il padre era un bancario e la madre di ricca famiglia. Primogenita, sensibile, intelligente, vive nei primi anni una vita serena e gioiosa. La bimba cresce bene fino all'età di cinque anni, quando inattesa la disgrazia viene a stravolgere il suo destino: è colpita da paralisi infantile, o più comunemente detta, poliomielite. Ella si sente attratta per vocazione naturale verso la scrittura e la poesia; vocazione che rappresenta per il suo spirito sofferto una specie di resurrezione. "Nil non poteva andare verso le cose, ma le cose venivano a lei a cimentare la sua forza e la sua gioia, e tutto la investiva e subito l'abbandonava, lasciando segni di grazia sulla sua anima con il moto dell'onda marina che scrive parole di vita su tutta la riva" (da Il libro di Nil). I genitori cercano di renderle la vit...

Le parole ti fanno volare

quell' immaginoso come in un sogno ad occhi aperti è un ondivagare di due versi nella mente domani forse se ne aggiungerà qualche altro le parole ti fanno volare ma la concisione vuole sia detto "tanto con poco" empito che sale come una piccola marea da attentamente vegliare

Il fiore del sempre

(ispirandomi a una conferenza di Rudolf Steiner) vivessi pure cent' anni non saprei mai chi sono laddove l'umano m' inibisce la memoria dell'origine pure urge in me un essere superiore - il fiore-del-sempre - che mi sarà rivelato quando si aprirà all' eterno il trasfigurato corpo

Congetture

 

Relativo

  dall'apparire dello strisciante inganno convenzioni lussuria i pilastri del mondo relativo il tempo  come il soma come la morte (il morire: una scrematura) non del mondo l'Assoluto -che  è vita nascosta

Il Domenicale di amArgine

  https://almerighi.wordpress.com/2023/02/19/gioielli-rubati-236-giancarmine-fiume-grazia-denaro-gianruggero-manzoni-felice-serino-valeria-bianchi-mian-chand-silviatico-achille-schiavone/?fbclid=IwAR2VSGeyyPnHPYdtSYiv25qL_mEOPMkKIuQI10LKTrC2mXyYFLd6M0PhpaA

Come il seme

  domandarci se siamo bolo di questa vita  o come ungarettiane foglie o semmai ci troviamo a galleggiare sulla superficie di un sogno un chiederci  qui disorientati -- mentre come il seme nella terra ci si aspetta di nascere alla luce 16-18.2.23

SIMONE WEIL, IL FUOCO DELLA VERITA'

  Di Felice Serino Personalità dal carattere forte e volitivo, che per la sua fede nella verità fu spesso pietra d'inciampo e che eccelse in coerenza fino al limite dell'estremismo più radicale, Simone Weil nacque il 3 febbraio 1909 a Parigi. A 14 anni attraversa una crisi di sconforto adolescenziale ("ho seriamente pensato a morire a causa della mediocrità delle mie facoltà naturali"). A 21 le si manifestano quelle cefalee che la faranno soffrire atrocemente sino alla fine della sua vita. ("Il mio impulso, nelle crisi di mal di testa" - confessa - "è colpire qualcuno alla testa"). Un estremo sforzo di attenzione le permette di lasciar soffrire la carne " per conto suo, rannicchiata in un angolo". All'inizio degli anni '30, quando milita nei ranghi del sindacalismo rivoluzionario, la Weil professa un antimilitarismo radicale. "Il patriottismo (...) non tende ad altro che a trasformare gli uomini in carne da cannone...

Visione

siamo mare aperto espandersi dei sensi in onde di luce la nostra stella custodisce  i vergini sogni

Che si alzi e continui

  A Morning in March, c.1920  dipinto di Nikolai Astrup Che si alzi e continui, nonostante tutto! Eccolo per quello, per esaurirsi, fino alla fine. Solo l'anima conta, e deve dominare tutto il resto. Breve o lunga che sia, la vita vale qualcosa solo se al momento di rinunciarci non dobbiamo arrossirne. Quando la dolcezza della vita ci invita alla felicità di amare, la bellezza di un volto o di un cielo limpido, dà un segnale che, da lontano, ci chiama, quando siamo pronti a cedere alle labbra o alla luce e ai colori e nel resto delle lunghe ore, allora è quando terremo nel cuore tutti i sogni aureolati dell'oro dei momenti di suprema evasione. La vera fuga è rinunciare alle vesti amate, e rinunciarvi proprio nel momento in cui il loro profumo ci ha fatto svenire. In questo momento in cui dobbiamo rifiutare e affondare la parte più tenera del nostro essere ed elevare l'amore al di sopra del cuore, e, quindi, quando tutto è dolore crudele, allora è quando anche il sacrificio ...

Un dio minore

 

Siesta

(barlume di ispirazione) quel che resta nella mente dopo il dormiveglia non è che balenìo o nulla tale presentire ha  l' accortezza di non immediato svelarsi: resta nel limbo sgusciante si cela tra pieghe del divano la voce della  tivù rimasta accesa lo disorienta

Nell'incerta luce

nel sangue degli echi i tuoi franti aneliti le cicatrici di luna e il rosso grido delle estati che non  vogliono morire le pieghe dei ricordi a vestire sorrisi di sole ora galleggi in questo brusio di vita mentre una vecchia pietra ti accoglie ancora calda di quel sole che lento annega e ti attardi  nell' incerta luce

Marco Mengoni - Due vite

 

VINCENZO CARDARELLI, IL POETA DELLA SOLITUDINE

  Di Felice Serino Il I° maggio 1887, a Carneto Tarquinia, zona maremmana, in provincia di Viterbo, nasceva Vincenzo Cardarelli, all'anagrafe registrato col cognome materno, Caldarelli (poi modificato) e col nome di Nazzareno. Il padre, che non appare nell'atto di nascita, teneva in casa Giovanna Caldarelli, la quale si guadagnava da vivere con la raccolta e la vendita di frutta e ortaggi. Dopo la nascita del piccolo, la donna fu messa alla porta e il figlio non venne riconosciuto. Un marchio che segnò a fuoco la vita di Vincenzo: "Io nacqui forestiero in maremma...e crebbi come un esiliato. Non ricordo la mia famiglia né la casa dove sono nato". Più tardi il padre si risposò e il ragazzo conservò negli anni un buon ricordo della matrigna. Tuttavia la sua fu un'infanzia triste e inquieta: "Io avevo un vasto tesoro di sensazioni e di sentimenti; la mia infanzia. Fu come se una libecciata furiosa l'avesse dispersa. Io vissi in arida solitudine...Nas...

Nell'armadio

  l'altro giorno nell'armadio non trovai uno scheletro ma in una giacca appesa da anni un foglietto con alcuni versi scritti in grafia minuta li avevo nelle stanze della mente dapprima cullati poi un po' persi un po' ripresi vi vedevo le vele del sogno andare su mari aperti ulissidi cotti dal sole legati a canti di sirene mogli a tessere tele all' infinito e molto altro: visioni  dissolte nel nulla chissà quei versi avessero preso forma ne sarebbe uscita una piccola perla no - diciamo una cosa decente ad essere onesti

Al museo

mi trovavo in una città sconosciuta chiesi l'indicazione per il museo mi accorsi che mi fissavano due occhi  di cerbiatta - se riesci a  farla franca mi disse il padre -ero entrato senza biglietto- io da portoghese annuii lo sguardo di lei si faceva penetrante ebbi una mezza idea di scambiarci il numero come fossi stato ancora giovane poi ci perdemmo tra la folla - nell'anima  stampati quegli occhi di cerbiatta ove lumeggiavano barlumi di crepuscolo avevo fatto un bel sogno per cui restai per tutto il giorno in stato di grazia 8.2.23

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Afflati

 

Divagando

senza pentimento strappai le poesie giovanili -sarà capitato a tanti- altre poi ripudiate pezzetti di versi continuano a svolazzare farfalle nell' aria nuove poesie germogliano come alberi o fiori

Dammi cuore (preghiera)

dammi ancora tempo tempo per sognare altre vite  tempo per  arcobaleni e luce e voli e che io fedele sia alla verità alla fine  dei giorni che non debba  vergognarmi di me dammi altro tempo - dammi  dolore per gli ultimi dammi cuore per gli ultimi

Proiezioni

proiezioni del Suo pensiero siamo vaganti tra realtà e sogno - in cerca d'un'isola felice - viaggio nell'infinito di noi isole noi stessi - pure ognuno anello d'una  catena senza inizio e fine 4.2.23

DYLAN THOMAS: VIAGGIO ALLA FINE DELLA PROPRIA FERITA

  di Felice Serino . Venere giace nella sua ferita, colpita da un astro e le rovine sensuali creano stagioni sopra il liquido universo. Il bianco spunta nelle tenebre. Il suo vero nome era Dylan Marlais. Dylan starebbe a significare: "Figlio marino dell'onda". Il Nostro nasce a Swansea (Galles) il 27 ottobre 1914. La sola educazione formale che Dylan riceve è alla Swansea Grammar School che frequenta tra il 1925 e il 1931. Il padre, poeta egli stesso, è insegnante presso questa scuola. Il ragazzo non s'iscriverà all'università.Durante un breve periodo lavora come cronista presso un giornale locale, il "South Wales Daily Post", e in questo stesso periodo pubblica le prime poesie. Presto si reca a Londra, ove entra a far parte di un circolo letterario che si raduna nella Charlotte Street a Bloomsbury. Tra le poesie pubblicate, e premiate, dal periodico "Sunday Referee" - a cui egli collabora - vi sono quelle della poetessa e narratr...

L'albero

l'abbraccio è scala al cielo l'albero che si sente abbracciato ti è grato con la sua ombra nel rinvigorire nell'incipiente primavera è casa degli uccelli  che sentono anch'essi il fraterno "contatto" -sei nella  natura tutta che freme  di vita

Un nuovo e-book

 Il mio nuovo e-book realizzato da La via dei poeti, scaricabile qui  https://questallumaredanima.files.wordpress.com/2023/02/felice-serino_assonanze.pdf Buona lettura

L'anima che scrive