(ad Alda Merini) di fiammeggianti palpiti dicevi garbata e a un tempo sanguigna cantando lo spazio dell'anima dei voli asimmetrici e di amori tuoi devastati cantavi mentre ti fuggiva dagli occhi la vita d'albe di sogno la luce vedevi salire ai Navigli e senza remore nudo esponevi del tuo sangue il fiore martoriato
[la carenza dell'ispirazione] sono quello spazio che ti dice bagnami del tuo humus come una terra abbandonata che implora di ridonarmi luce nutrirmi coi fonèmi che conosci farmi sentire vento che sulle ali conduca alfabeti come una preghiera ah rimpiango quel sillabare di palpiti di soli che ora in sogni monocromatici mi appare irraggiungibile implora quel vuoto spazio che sono di farmi rinascere a nuova primavera