https://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=45&c=20&det=24796
mercoledì 31 maggio 2023
martedì 30 maggio 2023
Scelta di poesie di Silvia De Angelis
Immagine dal web
COMPARSE ENIGMATICHE
Giocano utopie di fiati ammansiti
nel moto effervescente di ragione
stondato da sintonie in contrasto.
Ingombranti macigni di piombo
accumulati nella stiva del pensiero
accentuano l'elusione d’ingaggi surreali.
Si mescolano a comparse d'amore che vanno e vengono
per poi dileguarsi nel nulla.
E’ in quel nulla che si perde il palmo della mano
inclinato di volta in volta in docili carezze
complici di profondi tessuti raddolciti da sguardi emotivi
rapiti da un silenzio sovrastante le stagioni
capace oscurare il tempo del sole...
@Silvia De Angelis
.
VICINISSIMA
Quasi lacero
papavero
creatura asettica
friabilissima
d’un volo sgualcito
su argute dita di vento.
Assenza totale d’impeto
nell’enorme franchigia
dovuta alla natura.
Solitudine in spicchi di sole
nel vuoto che non è confine
ma il piegarsi
a una ragione inamovibile
disarticolata
alla pochezza inflitta…
vicinissima alla mia cattedrale
ove non rivolgo prece….
@Silvia De Angelis
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https://quandolamentesisveste.wordpress.com/
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BELVEDERE DEL MATTINO
Ambiguità d’un dire giornaliero
erede d’un girone dantesco
esprime ombre di confine
su un vero dissociato dall’essenza.
Scaglie ingannatrici
e sfondi surreali
dilatano a forza l’entità d’immaginoso
scivolato su un’insensata deriva.
Si fa forte un’arte provocatoria e insistente
dedita a pregiudizi e finzioni
che irrompono nella loggia più intima
scomponendone l’originaria l’identità
sul belvedere del mattino.
@Silvia De Angelis
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PERFETTA MECCANICA
racchiusa nel perimetro
d’un estro personale
mosso da eventi inaspettati
a cui assoggettare il pensiero.
Si scivolerà
senza rumore
sulla linea del tempo
ignorandone gli oscuri echi.
Resi lucenti da un’accentuata suggestione
annulleranno briciole d’ombra di luna
sospinte dal soffio d’una presenza interiore
vacante nell’immenso infinito
@Silvia De Angelis
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https://deangelisilvia.blogspot.com/
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LA DESTINAZIONE
Nelle pulsazioni d’aria metallica
spulcio il tuo dire silenzioso
inteso come una sberla alla vita che accade.
Affilo gli occhi in caduta libera
sul tuo ego riciclato
da una quasi ibernazione voluta.
Gazzelle si muovono velocemente
fuori del muto dogma
senza raggiungere la traversa
che ti attraversa..
proseguono imperterrite la corsa
mutando destinazione….
@Silvia De Angelis
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SIGNIFICANTE AFFINITA'
Insistente
si posa
nel mio segreto
il tuo affascinante vociare
racchiudendo
"inaccessibile memorandum"
Dischiuso
sfiora
magica
indissolta affinità
come seducente amante
che nel vuoto
accarezza
avita simbiosi con te...
...spezzata da un ambiguo tuffo
in un lago di cenere
@Silvia De Angelis
https://deangelissilvia.blogspot.com/
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Biografia di Silvia De Angelis
Amante di versi dell’immaginoso nasce a Roma Silvia De Angelis, sempre invogliata dal contatto con la gente per il suo carattere estroverso e comunicativo.
E’ affascinata dallo scrivere liriche e dopo un inizio poetico rivolto a elaborati dai toni “scarniti”, cresce notevolmente, modificando lo stile e delineandone il fascino, con scritti più congrui e completati da una struttura più armoniosa.
Gioisce al contatto con la natura, in tutte le sue manifestazioni, dedicandole svariati elaborati poetici, in particolare, un volume, completamente riservato agli animali “CONOSCIAMOLI MEGLIO”.
Ne pubblica poi un secondo, intinto in variegate sensazioni dell’anima “CORALLI DI PAROLE INTAGLIATE COL FIATO” in cui si sofferma volutamente su tratti d’inconscio.
Ancora un terzo libro, stavolta in vernacolo, dedicato alla tradizione della sua città nativa, Roma, dal titolo “’N’ANTICCHIA DE’ ROMA MIA”.
Infine altri due libri di poesie variegate “INGANNI TRAVESTITI D’INCANTO” e “SCREZI NEL VENTO”.
Pubblica i suoi elaborati su siti virtuali, partecipando alla loro vita ed apprezzando notevolmente le opere di altri autori.
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Notizie tratte da:
Penso dunque sono
sono pensiero: ché pensare
non è soggetto al soma
non un organo altro è la mente
lei è ariosa
bramosa di voli
in quella sequenza di figure
quando la nuvola scherza col vento
(2021)
lunedì 29 maggio 2023
domenica 28 maggio 2023
Scelta di poesie di Angela Greco AnGre
Il cuore senza voce
(di bimba sepolta da macerie)
sei parte
di un cielo d'occhi
il cuore senza
voce – bambola murata
a sognare librarsi d'ali
26.5.23
sabato 27 maggio 2023
La più straordinaria avventura
Paracelso scrisse: "Il Cielo è l'Uomo e l'Uomo il Cielo e tutti gli uomini sono un Cielo e tutti i Cieli non sono che un Uomo".
La più straordinaria avventura è quella dello spirito; l'incontro col Sé, con l'indicibile, nel momento in cui, scaduti i giorni terreni (il tempo osceno), egli consegnerà alla terra la sua veste di carne corruttibile. Per lui così intimamente naturale e congenito (e che ha gestito quale strumento concessogli per una vita in prestito), ora il "suo" corpo non è che una "cosa" da abbandonare. La vita fisica (la vita "offesa", come qualcuno l'ha definita, o la morte-vita, come dicono in molti letterati e poeti), non è che una parentesi, un lampo. Un destino ben più alto che non l'umano transeunte, col suo carico di sofferenze, desideri ed esperienze lo attende, nel riunificarsi al cosmo con la sua controparte dalla quale egli si staccò nel momento in cui scelse di incarnarsi in un grembo, scendendo sulla Terra. Creatura di Cielo, ha vissuto una breve parentesi fuori dal cielo come creatura di terra (trovandosi lacerato dai due poli tra un intrinseco sentirsi appartenente all'infinito e un vivere una realtà contingente, tra ombra e luce, corpi e cose caduche); per poi tornare alle origini angelo tra gli angeli.
Cosa c'è di più straordinario e meraviglioso? Mistero indicibile, l'uomo, "piccolo sgorbio disegnato fra certe grandezze a noi ignote" (Sinjavskij), ma destinato a grandi cose nei disegni di Dio - questo frammento dell'Universo eppure infinito, compreso nella Mente infinita del Tutto.
"La vera alchimia interiore", afferma Silvia Pedri nel suo articolo Indicatori del destino, "comprende anche la sfera del nostro io spirituale"; e aggiunge: "L'opera alchemica di esternazione del proprio destino ha il contenuto della forza angelica del corpo mentale, la modalità e l'azione di quella del corpo astrale e il luogo di esecuzione indicato dall'angelo del corpo fisico".
© Felice Serino
venerdì 26 maggio 2023
Gli ultimi giorni
essere di pietra - per sopprimere
quell' urlo chiuso nelle ossa
"lasciare
che i morti seppelliscano i morti"
no non ci sarà più tempo
per piangere:
già vedi come funereo lenzuolo
penzolare il male dall'alto ramo
(2021)
giovedì 25 maggio 2023
Poesie di Giovanni Perri
Uno che passa ride, ed apre il cielo;
santo e demone col cuore intrecciato
a una sua tutta piovosa malinconia.
Sapergli il nome e la ferita, farlo cadere
nell'ago di aprile come un sogno.
Ecco con quale leggerezza il vento
spiega un suo lucore alla notte,
come gli riempie l'occhio la perla lunare.
Inganno adulto è questo non sapere
da quale feritoia cadrà la mezzaluce del giorno
e dove infine apriremo al dolore la voce.
.
Avevo preso tutta l'acqua del fiume.
Il bicchiere era sul comodino
insieme ai libri al termometro a una
piccola macchia di sole wengè.
Come un dio avevo esclamato
nella lingua sonnolenta dell'acqua
e ogni mio giorno era finito dentro
quel fondo dal quale bevevo
come da una delle 7 opere.
Ma dentro, soldati e cavalieri e angeli dalle ali plananti, residui e residui di luce
dentro ancora io era senza orizzonti, senza lamenti di navi greche o fenicie, pensavo un uomo in sè totale, del tutto assente, del tutto chiuso in un suo mondo ulteriore
mentre dai labbri mi cadeva un albero maestro. ~Erano l'onde
e le voragini buie
e gli abissi labirinti a risalire
da tutti i miei mari
mischiati.
E invece con che suoni
dalla finestra il giorno
pieno di geometrie
nell'azzurro ignaro
cantava.
.
Viene il pensiero di perderti talvolta
la sera è un posto girato nel sonno
stare di guardia fiutare come
dal picco di una brace la tua cena.
Ma non lo caccio, gli tocco l'osso
del gomito, gli faccio fare il giro della casa
prima che dica è tardi vai a letto
e così vado
a sedermi nelle sue occhiaie di marmo
nei suoi capelli così pieni di cavalli e canali
e penso che il tempo non passa, solo
ascolta gli spigoli e le buche
tiene girati i polsi sulla fronte.
.
Andiamo per similitudini, e sembra quasi di sentirci
in questa cosa che appena ci somiglia se ne va.
Pellicola del sogno, mia pellicana dolcezza
lasciati incorniciare da uno sguardo
di pietra viva, fatti gettare da Pirra e da Eucalione
nel mio cuore di latte e cemento e aspettami,
io sono il tuo medesimo furto di occhi e di lingua
nell’ora che agguanta e moltiplica ogni anelito andare,
lasciati nominare miscuglio di ferro e mistero
nel mio ottobre di addii smisurati
e piegami e svolgimi e ripetimi
del padre e della madre l'identica luce
che accende parola e rivela.
.
I° maggio
Attorno era la festa dei morti bruciati
un riapparire dentro le forme del fuoco
ma sempre da un angolo nuovo
e ognuno aveva addosso la sua sagoma
e c'era sempre quel numero mancante,
col pugno alzato sul fumo, a cantare.
.
Lettera ad una madre
E’ tempo di comprendere
che siamo qui a dividerci il pane:
scendo per dirti
che sono capitato per caso
e non ho ancora un nome:
qui si parla di niente
e la sera si contano i topi
ma in compenso non si vive male,
la gente passeggia e
sorride, una ragazza si sente chiamare.
Saluto te, madre
che mi hai girato le spalle
dicendomi di andare
in ogni porto
pregando
ed io per ogni porto
prego
l’insurrezione e l’amore,
ma sotto ho questo muro
impregnato di urina
e mi gira la testa:
sto con questo animale
e non parlo da giorni,
sento pian piano morire
anche il lamento del mare.
.
Senza titolo
Impressioni
volano foglie d’oro, è il giorno degli avanzi di febbre,
qualcuno posa le buste pesanti sull’asfalto, respira e riparte
portando con sé una scia di ricordi.
In alto danzano i lampioni,
sembrano corpi condannati a resistere
più che luce, lividi, persi nel tempo, sopra il primo strato del tempo.
La sera ha questa pelle spessa
un taglio che non sanguina
una scritta sul vetro appannato, forse
questa è la vita, dico,
un rumore lontano, qualcosa che sai
sta nascendo.
.
Melancholia
li morti tra li vivi s’assecondano:
si toccano le schiene stanno muti
ne li occhi rimestano paura
e paura li mangia
per fame, poco a poco:
ma i morti sono morti di luce, ché luce acceca l’occhi e sfibra
e parola s’accampa
legittima resa;
e più di tutto pesa
del cuore allegrezza
che è misura d’inganno e offesa.
.
Vorrei veder tramontare ad oriente
sul breve canale delle canne addormentarmi
sopra una scia di spari cacciatori
fuggire gli alberi a ritroso
e la notte incendiaria sentire
l'annuncio dei cani arancioni
vorrei nascondermi nel fieno di maggio
nell'ampia volta del cielo che pende
sorridere per un ricordo
invertir l'ombra mia stessa
di lividi e dimenticanze
e d'anni che non ritrovo più.
Ma d’ore numinose è fatta
l’anima mia riflessa e d’archi e frecce,
portami il cuore nella luce a planare
sopra un acquaio di malinconie
saltami allegramente sulle sponde
della mia vena d’oro e scrivimi
col vento ogni ferita
degli occhi e della lingua
io ti sono nel canto padre e figlio
e fratello dei cocci lunari
allora fammi terra
fammi profumo di terra e di stalla
oppure scovami nella campagna ramata, raggiungimi
fin dove tocca l’erba la parola
e non v’è peso
né formula dei miei destini accumulati.
.
Giovanni Perri (da Bibbia d'asfalto): https://poesiaurbana.altervista.org/author/giovanni-perri/
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po’ della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d’allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia di vivere, e tutte le mie infinite miserie, ai piani più alti del sogno e della bellezza. Ogni poesia è un’occasione di sogno e di bellezza. E la bellezza è un lavoro paziente di scavo. Io sogno di essere archeologo e scultore: levigo negli affanni e a volte mi trovo a scoprire che la vita è un’invenzione stramba dei poeti che tutto sanno fare fuorché vivere.
(...)
Poesia mimetica e riflessiva, umbratile, ritmica, geometrica; poesia lunatica, ingenua, scenica (mi piacerebbe fosse, se fosse veramente, poesia) la mia.
Dietro il velario
che siamo -
un fremito - come quello che avvertì
il primo uomo - in questo volteggiare
d'anime erranti
maschere in una
pantomima -
dietro il velario
dove s'apre il grido
della bellezza ferita
riconoscersi
(2021)
mercoledì 24 maggio 2023
Poesie di Donatella Pezzino
Potresti
Potresti attutire il rumore che faccio
cadendo; con le mani invece
rabbocchi quello che non manca
e mi peschi a caso
dal sacco delle foglie. Ho voglia
di liquirizia: ma non ricordo più la strada
che porta alle tue tasche. Sotto la lampadina
a risparmio
si diventa letargici, ragionando d’uva buona
e del mare sotto i treni e delle lenti da lettura
che ti sperdi per casa. Fuori l’ autunno
ostenta certi fiori piccoli
che quando li calpesti fanno un silenzio
odoroso e impotente; ma tanto, mi dici,
verrà la pioggia a lavare via
la terra nera dal mandorlo
.
Linfa d’autunno
.
Foglia sgualcita, trasvolo lungo il fiume
dove l’acqua
ha le tue braccia, e un retrogusto
di lacrime mentre mi accoglie. E’ lo stato larvale
della farfalla che rientra nel bozzolo, e che s’appaga
d’ovattato niente, rinunciando alle ali che ha bruciato
tra il calore del grano maturato al gelo
e il profumo struggente di un giorno che non torna
.
Quando le ali cadono lasciano erba
smossa, e vuoti carichi di braccia
respirate nel punto esatto dove le mandorle
e i crisantemi si sfiorano, e si pensano uguali
tristemente
per aver dentro qualcosa
di bianco, quasi un vellutato
pianto
e non saperlo ricordare.
.
Ho amato
come si amano gli angeli: a metà. Un’ala spezzata
ha fatto da cornice. Forse avevo paura
di rimarginarmi presto – ed era terrore, il mio –
o forse temevo il logorio dei passi
su quel lungo tappeto disteso
fra la follia e l’abbandono.
.
Lentamente
Sola. Sono la piccola solitudine dei fiori
quando non trovano il vento alla giusta latitudine
da potersi dire carezza, olfatto, tintinnio di bicchieri; sono
la pioggia che guarda gli uccelli sotto la gronda
senza potersi fermare. Da questo cielo
continuano a passare
voli
mentre io continuo a cercarti a ritroso
seguendo il calco delle mie ferite.
Estate 1979
.
Quello che so
Non importa
se un fiore che appassisce fra le pagine
lascia un’ombra inodore che non scompare
se siamo tutti
strappi deliranti, nella tela antica
che un male oscuro corroderà in eterno
clandestini a tempo
in questa strana osmosi
fra l’infinito ed un pugno di terra
ti ho perduto,
è quello che so
e tu, caldo rifugio
odoroso di talco e di carezze
sei diventata il gelo di un vento che soffia
tutte le volte
che un angelo piange
2013
.
Non parlatemi
Il mio pianto è una strada che non conduce,
il mio bambino un fiore sparpagliato a terra.
Non parlatemi di angeli oggi,
né di quante volte io debba pregare.
Ho schegge sulla lingua che mozzano le parole
e odori di sangue che piantano radici nel mio orto.
Nell’aria che brucia seccano seni e fontane
ma non ho mai avuto tanto freddo come adesso.
2017
.
Samovar
Mi spezzo
proprio ora che il vento si ferma:
ed è una morte
gentile, dove trapassano
i sogni, le rose, e le cose
perdute
che vedo solo io; e dove
amore
è un modo come un altro
per chiamare la solitudine
.
Non ti ho comprato le gerbere.
“Abbiamo colori bellissimi,
oggi” diceva la signora dei fiori.
Colori. Bellissimi.
C’era un azzurro
che tremava nelle ossa: inverno
e rimpianto. Giallo il polline
che il vento portava lontano
tra gli aranceti e il mare; dove la vita
ti urla negli occhi. E sotto
l’erba,
petali ancora freschi
che nessuno ricorda: il viola
delle cose non colte.
.
Donatella Pezzino, storica, scrittrice, autrice di testi poetici e recensioni. Si occupa di storia religiosa, storia e letteratura femminile, teologia cattolica, poesia, archeologia, arte cristiana, storia della Sicilia. Sue pubblicazioni e ricerche sono presenti su Academia.edu, oltre che su riviste storiche e letterarie. Collabora con il sito di attualità “Alessandria Today“. Sul blog del collettivo “Bibbia d’Asfalto“, di cui fa parte dal 2013, tiene la rubrica “Caffè letterario” sui poeti italiani dell’800 e del ‘900.
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https://donatellapezzinosicily.wordpress.com/
https://www.giardinidipoesia.it/
https://stanzadeglispecchi.wordpress.com/
martedì 23 maggio 2023
In te l'immenso
quest'allumare d'anima che
senti come vastità
di rifiorite rive
questo accogliere in te
l'immenso
oltre l'esilio di carne
franta
(2021)
lunedì 22 maggio 2023
Divagazioni sullo zero e sulla o
il nucleo l'anello l'uroboro
due zeri abbracciati ti danno
il simbolo dell'infinito
puoi notare
la vocale o di rimbaud
gli ovali dell'ottocento
la bocca spalancata nell'urlo di munch
le bolle di sapone
immagina
gli occhielli delle forbici gli oblò
simili allo zero o alla o
22.5.23
domenica 21 maggio 2023
Anime ferite
( è boomerang nell'ordine cosmico
il male e il bene che si fa)
raccoglie il Signore le anime ferite
col mestolo della compassione *
laddove non si smorzano striduli
echi a insanguinare il vento
* rifacendomi a un verso di Gregory Corso
(2021)
sabato 20 maggio 2023
SULL' "EFFETTO PLACEBO" E LO STATO DI "CRISALIDE"
Quando il discepolo è pronto, il Maestro appare.
Buddismo Zen
Non voltarti a guardare il passato: non serve a nulla. Pensa che non appena il tuo presente e il tuo futuro diventeranno gioiosi, anch'esso cambierà significato, come una strada sassosa a chi è giunto attraverso essa ad uno stupendo luogo di villeggiatura. Noi vediamo la bottiglia "mezza piena" o "mezza vuota": ma se la chiameremo nel primo modo, contribuiremo a renderla tale; se la chiameremo "mezza vuota", contribuiremo a svuotarla sempre di più. E' un discorso in realtà semplice ma apparentemente complesso (è complesso perché ci siamo messi in mente un sacco di idee strane e ci crediamo perché "lo dicono gli altri").
Come si può trovare spiegato nel libro Visualizzazione (Edizioni Xenia), ognuno ha due emisferi cerebrali attraverso cui operano la mente e l'anima: il sinistro che è logico-razionale-matematico-cosciente (su di esso è modellato il computer), il destro visivo-musicale-inconscio-immaginativo (è il "cervello dell'artista", che opera durante l'attività creativa, la fantasia, il sogno). Quest'ultimo - sul quale si fonda in realtà la pratica dell'ipnosi e dell'autoipnosi - ha poteri straordinari, nel bene e nel male, nel predisporre corpo e psiche. Una prova? L' "effetto placebo", che consiste nell'efficacia di farmaci in realtà inefficaci per malati convinti dell'efficacia del farmaco e che si "immaginano" (cioè si "vedono nella mente") guariti.
Tale "effetto placebo" e il suo opposto, che chiamiamo "effetto delebo", "funzionano" in realtà in ogni ambito della vita: in altre parole, "immaginarci" negativamente facilita l'autoprovocarci malattie psichiche e somatiche; "immaginarci" positivamente aiuta l'autoguarigione e lo star sempre meglio. Il segreto dei poteri "miracolosi" del "pensiero positivo" è tutto qui.
E' possibile proprio come per un "listato" di computer riprogrammarci a piacere (vedi Visualizzazione).
Volendo sfiorare il discorso sulla fede, si può dire che chi ha perduto una persona cara può riacquistare "pensiero positivo" se riesce a credere che tale perdita corrisponde a una "nuova nascita in un'altra vita: la persona cara "trapassata" ad altra vita ci è vicina anche se non la vediamo con occhi di carne e, se ciò è avvenuto prematuramente, la "fiducia" (fede) in Dio ci fa capire che tale mistero ha un significato positivo e che un giorno esso ci verrà reso manifesto.
Apriamo qui una parentesi per affermare che un riferimento alla "crisalide" è quanto mai opportuno: per motivi religiosi (stato di "crisalide" è quello del Cristo fra la crocifissione e la Resurrezione; stato di "crisalide" sarà il nostro nel passaggio da questa all'altra vita); per motivi personali ("chi non è morto e rinato almeno una volta nella vita non sa cosa significa veramente vivere", scrive Bassani); per motivi storici (sono convinto che alla soglia del terzo millennio dell'era cristiana l'umanità abbia intrapreso - ancora spesso inconsapevolmente - una svolta epocale preparata da uno stadio di crisalide: "ma non sapete voi che noi siamo vermi / nati a formar l'angelica farfalla?", scrive Dante.
[Notizie raccolte dallo scambio epistolare avuto con l'amico prof. Giordano Genghini negli anni 1994-95.]
Felice Serino
venerdì 19 maggio 2023
Di là
"di là un qualcosa ci sarà" -
"qualcosa" dici?
non basterebbe lo elevassi all'infinito
o meglio: è un infinito dilatarsi - immagina
quel che si dice
Assoluto: non vi sono porte da aprire
né privacy né pass da nascondere
non tracce da seguire - impossibile perdersi
e ancora: è un compenetrarsi
di eterei corpi - dove il
virtuale/appendice dell'uomo
è un sogno senza coda
(2021)
giovedì 18 maggio 2023
Sogni
ti sei visto ancor giovane
più d'una volta esibirti
in acrobazie per i soli suoi occhi
(lei sull'amaca capelli di grano)
o le volte prendere treni
in corsa o librarti contro
il soffitto o disfarsi la
carne fino allo scheletro
-è la sola mente che crea
un oltretempo
gioco iperbolico
quella volta che nel "luogo accanto"
Ungà ti fece un cenno
per dirti
questa poesia la puoi migliorare
(2021)
mercoledì 17 maggio 2023
martedì 16 maggio 2023
I cieli del jazz
capricci di note
facce ondivaghe in acque del sogno
la nausea lungo
i corridoi di latrine
il gemito del sax le gonfie gote
tempo
rallentato avvitato
nel marasma di umori
poi il mattino li raccoglie
spugne
e l'anima della musica che attraversa
muri di separazione
Felice Serino
.
amicodipenna
Jazz, inteso come musica ed esperienza di vita. Un linguaggio ricco di immagini sensoriali e contrasti per esprimere un personale rapporto con il jazz.
"Capricci di note" le improvvisazioni musicali che caratterizzano il jazz, come se essi fossero sogni e desideri bizzarri, stravaganti e volubili, dei musicisti. Da qui le "facce ondivaghe in acque del sogno", le espressioni mutevoli e irreali che emergono da una dimensione onirica. Una fuga dalla realtà o un ritorno a una più umana?
È tutto questo in un ambiente che contrasta perché sporco e degradato, dove si avverte la "nausea lungo corridoi di latrine" e il "marasma di umori" che altera il tempo.
Un jazz che pare nascere nella sofferenza e nel disagio, tra un "gemito del sax" e le "gonfie gote" che appaiono grottesche.
Un linguaggio crudo e realistico per mostrare ai più il lato oscuro del jazz.
Poi il mattino vedrà il raccolto rimasto impregnato in ogni cosa, come da "spugne", e quell'"anima della musica che attraversa / muri di separazione". Un linguaggio metafisico e spirituale per esaltare il potere comunicativo e aggregante del jazz.
Si conclude lasciandoci in sospeso, come a suggerire che il jazz non ha confini e continuerà a risuonare oltre le parole.
Lo sentite anche voi?
da alidicarta.it
Memento
bau e miao
la parola gliela leggi negli occhi
ma come tutto il regno animale
essi non si affacciano sulla loro morte
a cogliere
il proprio limite
(forse nel dopo
si è
quel che si fa e si pensa -
e dunque rispettiamo
le creature viventi
inconsapevoli - occhi di stelle)
(2021)
lunedì 15 maggio 2023
Rammendi
un'opera buona o una poesia
rammendano gli strappi del cuore
chiudendo antri di buio
l'abito logorato dagli anni
abbisogna di attenzione e rattoppi
è una rete che più non trattiene
i lucenti guizzi
14.5.23
domenica 14 maggio 2023
In veste d'angelo
l'atto dello scrivere
è stato di trance: esci
dal soma e ti cali
nell'immaginario
che in veste
d'angelo una lanterna
ti presta
per i fonemi
(2021)
sabato 13 maggio 2023
Gridando l'aurora
Edito da Feltrinelli, nell'aprile del 1980 usciva Nero di Puglia, una dura testimonianza di Antonio Campobasso, nato da una pugliese e da un padre africano mai conosciuto. Più che un'autobiografia essa è una singolare cantata meridionale-africana avente come leit motiv la schiavitù e il dolore, come precisa Alfonso di Nola nella prefazione, dove aggiunge: "Campobasso nulla ha commesso, molto ha pagato"; "il suo urlo è diventato il tam-tam di una negritudine occasionale".
Antonio nacque a Bari mentre l'Italia partoriva la Repubblica, il 2 giugno 1946. Campobasso è uno scrittore nuovo, e la sua prosa spesso cede il passo all'andamento impetuoso dei versi. Egli ci racconta la sua vita "con un vigore e un ritmo tali da superare la barriera del fatto privato per diventare segno dell'emarginato". Lasciamo che sia lui stesso a presentarsi: "Ed eccomi ora qui, Antonio Campobasso, devo gridare la mia cronaca e cerco un giudice per un processo che non si farà mai". E ancora: "Non sapevo che un colore e un odore umano diversi ti pesano addosso. Ero nato, così per caso, in un paese mio/non mio, in mezzo alla guerra…".
A tre anni e mezzo la figura di sua madre svanì ed egli fu sempre privato del suo affetto. Antonio visse insieme alla nonna, a Triggiano, conoscendo povertà e fame. Verso i nove anni già cominciava a essere preso a schiaffi dalla vita quando i coetanei gli facevano pesare la sua diversità coprendolo di farina e di insulti.
Nel giugno 1955 Antonio passò all'orfanotrofio di Giovinazzo, dove tutto era regolato sotto l'insegna della carità cristiana. Il presidente era un magnate della dc. Dopo quindici giorni Antonio ricevette la prima punizione: digiuno completo per non essersi presentato per la Messa. E da allora, altre punizioni, a catena… Infine passò al reparto dei grandi, e il direttore gli consentì l'iscrizione alla scuola d'arte. La professoressa di disegno fu il suo primo amore, e nel desiderio di possederla, l'immagine femminile si confondeva con quella della madre (la quale intanto viveva in Inghilterra).
Poi il sogno si spezzò: la donna desiderata si sposava. Seguì un periodo di crisi in cui Antonio a scuola si dimostrò un buono a nulla. Era l'ottobre del '62, sette anni trascorsi in orfanotrofio, quando il direttore decise che per il ragazzo era giunta l'ora di lavorare. Lo mandò presso suo fratello che gestiva una trattoria, asserendo che quella era "una porca fortuna che gli cadeva addosso"…
La giornata per il ragazzo non aveva respiro, il tempo lo inseguiva tra pulire e lavare e servire. Usciva dalla nuova "prigione" soltanto una volta alla settimana. Alla fine ne ebbe abbastanza di quella schiavitù e fuggì. Fu subito ripescato e picchiato essendo anche accusato ingiustamente di aver rubato mille lire dalla cassa. Antonio gridò in faccia al padrone che non intendeva più servirlo; alla fine questi gli consegnò 500 lire e gli disse di sparire per sempre. Era il marzo del '63.
Il Nostro iniziò la vita di vagabondo e per sopravvivere cominciò a rubare. Una notte fu pescato da due poliziotti e condotto in questura. Da qui al riformatorio il passo fu breve. Destinazione il Nicola Fiorelli di Bari. Antonio Campobasso fu schedato e incasellato.
Un giorno per accorrere in difesa di un ragazzo scoperto a fumare, afferrò l'agente e lo scaraventò a terra. Lo ricoprirono di botte e di sangue, e poi su in infermeria, dove lo attendevano non cure ma altre botte. Interrogato, sputò in faccia a un agente che faceva apprezzamenti nei riguardi di sua madre che se l'era intesa con un negro. E giù altre botte con più ottusa ferocia, fino a massacrarlo, usando anche un tubo di gomma tolto al rubinetto dell'ambulatorio. Per una settimana Antonio non riuscì a muoversi dal letto.
Da Bari, egli passò al riformatorio di Delicato, e poi a Urbino. Il desiderio di libertà si faceva irresistibile, e un giorno scappò saltando il muro del cortile nell'ora della Messa, ma fu subito ripescato e rinchiuso in cella di isolamento. Ben altre cinque volte scappò da Urbino insieme ad altri compagni, rubando auto per allontanarsi, ma ogni volta lo riacciuffavano, isolandolo e pestandolo. Il riformatorio lo aveva strutturato: gli aveva indurito quella sua scorza di aggressività e ribellione. In seguito a un'ordinanza verbalizzata nei suoi riguardi, Antonio fu dimesso per "irrecuperabilità sociale". Ottobre '65.
Alla questura gli presero le impronte digitali. Era un delinquente.
Vagava di città in città riprendendo la vita del vagabondo, rubava auto usando le chiavette delle scatole di Simmenthal, per correre lungo ignote vie… Il 7 settembre '66 a Napoli, ruba una macchina e si lancia a folle velocità verso Lìcola. I carabinieri lo fermano perché ha i fari alti, e lo portano in caserma. Lo interrogano a forza di schiaffi, gli impongono di confessare furti mai commessi e infine lo consegnano al carcere di Poggioreale. Antonio lo chiama "tomba di vivi". Quanto alle violenze subite, scrive: "questi ceffoni mi pesano addosso da sempre, non li cancello, sono la barriera tra l'essere e il non essere, fra il negro che porta in sé gravi odori di lontane foreste e il mondo distante ed ignoto dei bianchi profumati degli aromi di lievi profumi…". E ancora: "Questi ceffoni mi danno il diritto di rifarmi il selvaggio di antichi abissi, mi chiamano a danzare la danza del fuoco, la danza della morte…".
A Poggioreale tutto è ritmato, giorno e notte, da pestaggi e da celle d'isolamento. "Le guardie hanno fini gusti sanguigni…", scrive Campobasso.
Giornate e minuti pesano come secoli. Oltre all'ora d'aria e l'ora della minestra, tutto il resto si immerge in un vuoto sconfinato e allucinante.
L'11 luglio 1968 a Poggioreale si crepa per l'afa e manca l'acqua. I detenuti sganciano lo scarico della tubatura. Non si riesce più a sopravvivere. Il 12 luglio, dopo una protesta, alcuni detenuti vengono prelevati, pestati e reclusi in isolamento. Gli altri, durante il passeggio, decidono di non tornare nelle celle se prima non siano stati liberati i loro compagni. Il direttore acconsente a farli risalire, ma il maresciallo dichiara che "nelle condizioni in cui si trovano non possono risalire". I detenuti fingono di rientrare, salgono al padiglione "Salerno", vi si rinchiudono, spaccano tutto, scendono al reparto isolamento e liberano i loro compagni.
"Questa è la rivolta di Poggioreale che la stampa del potere borghese ha gonfiato e trasformato in un attentato contro la sicurezza dello Stato…Questa rivolta, piccola cronaca legata ad acqua che manca, a cessi che non funzionano…"; così scrive Campobasso riguardo alla rivolta che lo faceva uno dei trenta protagonisti. Accusato di sequestro di persona, violenza, resistenza, devastazione, lo spedirono a Messina dove restò due mesi e mezzo. Da quel momento ebbe inizio un lungo periodo in cui Antonio venne sballottato da un luogo all'altro, lungo lo stivale – itinerario che egli chiama "atlante dei tormenti". Il periodo più lungo fu di cinque mesi, al Manicomio di Aversa.
Dopodiché egli riprese il suo transito infernale attraverso gli istituti carcerari. Da Benevento a Volterra, a Spoleto, a Porto Azzurro… Ad Alghero per due volte ingoia chiodi; relativa cura di patate bollite… Il 21 giugno '74, Bari gli apre le sbarre.
La storia di Antonio Campobasso non è ancora conclusa. A Roma lo pescano nuovamente perché deve scontare una condanna aggiuntiva.
"Ho pagato il mio colore con il mio sangue": questa è la forte affermazione di Campobasso. Ed essa dice tutto.
Dopo vario girovagare, Antonio per vie traverse finisce in una scuola di recitazione dove ha l'opportunità di affinare la sua naturale vocazione di attore.
Così termina la sua narrazione: "Non so se domani sarà per me un'aurora o una morte. Attendo gridando l'aurora". Quell' "aurora" da lui tanto invocata dopo tanto buio.
© Felice Serino
venerdì 12 maggio 2023
Angelo della volta
benevolo mi eri
novenne o giù di lì
ché dalla volta mi dettavi parole
di luce per poesie rimaste nell'aria
indicibili voci erano
d'un oltretempo
ove si schiude tremulo il fiore
che porto in me d'eterno
(2021)
giovedì 11 maggio 2023
Ai piedi della notte
un nodo d'inquietudine sospesa
si scioglie ai piedi della notte
sotto una luna ammiccante
l'amore è come l'ansimare del mare
s'abbevera del sangue delle stelle
aduna in sé il sentimento del tempo
vòlto dove è dolce la luce
(2021)
mercoledì 10 maggio 2023
martedì 9 maggio 2023
Il luogo accanto
dovevo immaginarlo
nulla di cambiato
è solo il "luogo" accanto
dove ci si trova trasparenti
come mi sono visto
in sogno una volta nell'altra vita
(2021)
lunedì 8 maggio 2023
L'alterego
il soffitto ti si fa cielo
nel pregare
angeli ti scendono nel sangue
quando ancora ieri
abbrutito covavi
rancori verso te stesso e il mondo
amore
era parola vuota: eccoti ora
specchiato nel tuo doppelganger
che ogni volta
annega
nel lago della sua spocchia
(2021)
domenica 7 maggio 2023
Il vino
il vino del vangelo
è quello delle vene aperte
su cui si posero labbra
di madre
prima che il cielo si oscuri
prima della fine del tempo
"bevete tutti da questo calice
di sangue"
(2021)
sabato 6 maggio 2023
SOTTO UNA «CATTIVA STELLA»
“Quanti ebbero occasione di conoscerne la personalità sono concordi nel dire di lui, che fu un essere umano con un “cuore alto come il cielo”, ma il destino sottile come carta. Di solito, quando una persona non rintraccia una propria luce ad oriente, finisce per possederla in una balsamica strada di ponente.
Ma per l’autore di questo “diario” nessuna luce risultò recuperabile: né a oriente né a ponente”.
Così ha inizio l’autobiografia di Pietro Valassina, autore di un pamplet dal titolo Solo i cani hanno un cuore (supplemento al periodico Logos n. 35, nov.-dic. 1988).
Il i° ottobre del 1915 in una clinica di Milano una sconosciuta diede alla luce un bimbo, e poi subito si eclissò. Il piccolo, a cui venne dato il nome di Pietro, venne accolto nel brefotrofio provinciale e sottoposto a cure perché risultava colpito da paralisi infantile. Dall’età di 4 anni iniziò il suo calvario, sballottato tra istituti e famiglie sempre diverse, cosa che gli fece rimpiangere sempre una struttura familiare tradizionale. A 8 anni gli morì il padre adottivo e la prima “madre” si risposò. Fu per lui una ferita che sarebbe rimasta sempre aperta.
Un giorno Pietro si sentì chiamare “bastardo” e fu per lui un marchio impresso a fuoco. A 10 anni era già scappato di casa più d’una volta, Durante una di queste fughe ebbe l’incontro più tenero e ”umano” della sua vita: un cane molto grosso e molto mansueto, con cui fece amicizia. In compagnia di Bill – così lo battezzò il ragazzo – trascorse 18 giorni. Grande fu il suo dispiacere quando dovette separarsene, poiché lo rintracciarono e ricondussero in seno alla famiglia, per essere destinato (fino a successiva fuga) a lavoro durissimo e a maltrattamenti, che sovente giungevano fino alle sevizie gratuite.
Verso i 15 anni fu rinchiuso in un istituto di Arese, dove si trovò subito a disagio per la disciplina ferrea. Era sempre triste, piangeva e il suo chiodo fisso era la mamma.
Il suo animo s’inaspriva sempre di più. Ma finalmente parve che il direttore dimostrasse verso di lui un volto un po’ più umano: s’interessò a far rintracciare la madre di Pietro e gliela fece incontrare. La donna però subito si mostrò fredda e distaccata. Pietro restò all’Istituto fino a 21 anni. Fece il “premilitare”, poi fu accolto in casa della mamma. Ma la sua infelicità non lo abbandonò! In casa risultava di troppo; la madre aveva un amante e per lui era peggio di un’estranea. Un giorno Pietro fu ricoverato d’urgenza per appendicite acuta. Una volta dimesso, tornò a casa, ma nel frattempo la mamma aveva cambiato residenza. Si recò alla nuova abitazione ma si vide respingere con la motivazione che non c’era posto per ospitarlo!
Non trovava pace da nessuna parte.
Fu in seguito rinchiuso presso la Sacra Famiglia, perché risultava “deficiente e bisognoso di cure”. Ma vi restò poco perché si fece cacciare via.
Trascorse un periodo nero: faceva la fame e desiderava morire. Infine, riuscì a trovare lavoro come fattorino; lavorò fino all’età di 25 anni, quando avvenne la chiamata alle armi: il ritardo al servizio militare era dipeso da riforma per bassa statura. Dato lo stato di guerra fu fatto idoneo e assegnato al 3° Genio di Pavia. Dopo sette mesi fu destinato al fronte di Grecia.
Tempo dopo, in seguito a un attacco aereo in cui fece da scudo a dei bambini, veniva rimpatriato con una nave-ospedale. Aveva subito lesioni al cervello.
Si succedevano continui attacchi epilettici; fu ricoverato all’ospedale di Arezzo. Gli riconobbero le infermità per causa di servizio. Richiamato, fu aggregato all’8° Fanteria di Monza. Nel raggiungere il Corpo, fu assalito da un attacco epilettico fortissimo. Si riprese, ma per strada lo sorprese un attacco aereo e proprio davanti all’entrata del rifugio cadde una grossa bomba che procurò danni e feriti. Malgrado ferito, Pietro si caricò in spalla una G. di F. ferita gravemente e si trascinò fino a Porta Venezia, dove trovò militi che li soccorsero. Fu ricoverato in gravi condizioni.
Qualche tempo dopo, essendosi ripetuti gli attacchi epilettici, Pietro fu ricoverato all’ospedale di Baggio. Qui da una ispezione di un generale tedesco fu deciso che i militari guariti dovevano essere trasportati in campi di concentramento. Avvenne che un giuda, suo “compagno”, per un compenso di 70 mila lire, lo fece catturare. Fu caricato su un carro bestiame e avviato al Campo di concentramento di Walsrode. Da qui, fu trasferito al Campo di Sant’Antonin a Bitterfeld (Sassonia), dove fu costretto a lavorare duramente. Non resistendo alle sofferenze, tentò di fuggire, senza riuscirvi; dopo essere stato ferocemente torturato, fu inviato al campo di sterminio di Buchenwald, e dopo una ventina di giorni trasferito a Osendorf, dove rimase per otto mesi, condannato ai lavori forzati; dopo di che (pesava soltanto 38 chili!) tornò a Sant’Antonin.
Pietro fu liberato dagli americani. Rimpatriò nel ’46 e venne ricoverato in pietose condizioni, all’ospedale Bristol di Merano. Fu sottoposto a visita psichiatrica e internato nel Manicomio di Pergine.
Infine fu dimesso. La guerra era finita. Terminata la prigionia, ma i guai continuavano. Pietro si sentiva solo e abbandonato; l’unico amico restava Bill, un bastardo, come lui. Riuscì a trovare lavori saltuari, ma invariabilmente veniva licenziato o per mancanza di lavoro o a causa della sua malattia. Si trovò una complice-amante, e rubava oggetti d’oro che lei riusciva a piazzare bene.
Poi tutto finì, quando lei gli scrisse che s’era fidanzata. Dimesso dal carcere dov’era intanto finito, la trovò che s’era sposata. Dopo essersi ingrassati a sue spese, i due invitarono Pietro a sparire.
Conobbe un’altra donna, Celestina. Godeva allora di una pensione di invalidità di guerra. Ma presto tutto finì con il trasferimento di lei in Francia, e fu meglio così perché aveva un carattere impossibile. Dopo qualche mese, Pietro si legò a un’altra donna, Gaetana Palermo, che pensò di legare al suo assetato affetto con un regolare matrimonio. Non l’avesse mai fatto! Era cattiva, bugiarda, dedita all’alcool; sovente veniva arrestata dalla Squadra del Buon Costume. Dopo cinque mesi dal matrimonio, Pietro un giorno si ammalò e fu lasciato solo in casa. Lei ritornò il giorno dopo, per cui egli non poté trattenersi dallo schiaffeggiarla. Lei, ubriaca, sporse denuncia per maltrattamenti, sfruttamento e altro. Pietro venne arrestato immediatamente.
La moglie si premurava di fargli delle visite, ma al solo scopo di strappargli una delega per la riscossione della pensione. Mentre a lui assicurava aiuto in occasione del processo, fuori complottava con Celestina, ritornata intanto dalla Francia, sua amica di marciapiede, che, anche perché gelosa, approfittò dell’occasione per contribuire alla sua totale rovina.
Il complotto gli valse una condanna di 5 anni, 9 mesi e 5 giorni di reclusione, più sei mesi di Casa di cura, lire 80 mila di spese processuali, interdetto dai Pubblici Uffici per sei anni, decaduto dalla patria potestà, dall’autorità maritale, risarcimento danni alla parte lesa, eccetera. Dopo oltre un anno di detenzione, si aggiunse la sorpresa che la moglie dava alla luce un “figlio”, frutto delle sue scorribande. Pietro presentò denuncia di adulterio e misconoscimento di paternità, ma poco più tardi ritirò le denunce, non volendo per il piccino la sua stessa sorte disastrosa. La moglie cominciò a inviargli una fitta corrispondenza, fatta di strane dimostrazioni di affetto, però non dimenticando di far richiesta in ogni scritto dei libretti delle sue due pensioni di invalidità (quella di guerra e quella di lavoro). Nel contempo anche il padre della moglie entrò in scena per strappargli la delega della riscossione delle pensioni, poiché, asseriva, era lui che provvedeva ai bisogni del bambino. Quest’ultima precisazione veniva però smentita dalla figlia della moglie, che assicurava che le spese erano sostenute dall’Opera Maternità e Infanzia, e diffidava dall’inviare deleghe o denaro.
Pietro si limitò a farsi soffiare 15 mila lire. Da allora non si hanno più notizie di entrambi. Per il fatto che la condanna superava i 5 anni di reclusione, anche le pensioni gli vennero sospese.
Per le tragiche situazioni morali, giuridiche e materiali, le condizioni psichiche di Pietro tendono ad aggravarsi. A causa della semi-infermità mentale fattagli beneficiare nella sentenza di condanna, l’espiazione avviene presso una sezione per minorati psichici, presso il Manicomio Giudiziario.
“Dalla cella che occupo qui in Napoli, guardo ora mestamente volare i passeri e i colombi. E invidio la loro libertà. I miei pensieri si accavallano e fra questi penso sovente al mio presente e al mio domani. L’avvenire è buio. Avvilentemente buio. Buio. Buio. Anche qui ho la compagnia delle bestie. E’ quando scendo in cortile. Sono due cagne”.
”Conto di farmi ancora vivo per dire se la mia sorte è cambiata; o se essa si è accanita con la consueta ferocia contro di me”.
© Felice Serino
venerdì 5 maggio 2023
Di noi
di noi
mostriamo esigua vita
più l'esteriore che
quella che ferve nel sangue
i viaggi mentali i sogni
mistero ch'è appannaggio
di proprietà esclusiva
-la testa reclina
il nostro fido ci guarda attento
come cogliesse pensieri
(2021)
giovedì 4 maggio 2023
Per un ricambio d'ali
Lui ci culla
sul mare della misericordia
della sua carezza di madre
noi siamo indegni
manda a noi abbrutiti
l'angelo per un ricambio d'ali
ma l'impulso icariano
è brivido
che corre nelle vene del cielo
(2021)
mercoledì 3 maggio 2023
Il mare ha tante voci
il mare ha tante voci
di annegati di gabbiani sirene
ha scatole nere sepolte
il mare è nel cuore di odisseo
itaca è ancora lontana e
vi è chi ha mal di terra e narra
ai nipitini di mostri marini e miti
o realtà chissà dove vissute
forse in un'altra vita
rimaste nella mente grumi di sogni
2.5.23
martedì 2 maggio 2023
lunedì 1 maggio 2023
Nella fine l'inizio
(a Tiziano Terzani)
riconoscere nella fine
l'inizio - di questa
vita il negativo o rovescio
in quel tempo
non trovarsi -ahinoi- ubriachi
di mondo
(2021)
-
Vi saluto con l'ascolto di un eccellente compositore scomparso, ricordandovi ancora una volta che ni sono trasferito qui: http://assona...
-
punti all’ esteriore e non alle cose del cuore? vedi: non ha consistenza quanto non nasca da radice del sangue o semmai sopravviva di effime...