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L'ispiratrice

dopo forse più d' un migliaio dettate dall'alto o dal profondo  di te ti chiedi se a crearle non sia stato un altro e non tu: specie delle più datate non riconosci la mano l'ispiratrice vagheggia nella testa in auto per strada o si nasconde tra le pieghe  del divano e  nei momenti più inattesi ti dà la mano stornando uno scialbo esistere

Chissà dove sei

abbracci avvolgono il cuscino gioca un raggio di luna tra i tuoi capelli ti guardo dormire - penso chissà "dove" sei ora tu che ami i viaggi interstellari tu immersa in un senzatempo d' esagoni e sfere (ultimo verso: ispirato a J. L. Borges)

DINO CAMPANA, IL DEMONE CREATIVO E LA NOTTE

  di Felice Serino . A Dino Campana Ritorna, che cantar canzone di voto dentro l'acqua del Naviglio io voglio perché tu sia riesumato dal vento. Ritorna a splendere selvaggio e giusto ed equo come una campana, riscuoti questa mente innamorata dal suo dolore, seme della gioia, mia apertura di vento e mio devoto ragazzo che amasti la maestra poesia. Alda Merini La voce poetica che si apre verso le esperienze liriche che caratterizzano il dopoguerra è, senza dubbio, quella di Dino Campana. Egli rappresenta un caso a sé in tutta la letteratura italiana. Giudizi e accuse hanno accompagnato questo "alchimista" di versi del primo Novecento anche dopo la morte. "Alzai la testa e ricercai la stella / Avvelenata sotto cui sono nato": questi due versi rivelatori sono la terribile sentenza che suggellò il suo destino. La vicenda stessa di quest'uomo appare come una lunghissima stagione di follia indomabile. Lo stesso Campana può riassumere la sua biografia in p...

Incantamento

  sorprendete sempre voi palpiti mutati in versi se il cuore ha un balzo per una metafora felice come quando il bambino gli occhi ridenti  spalanca per la novità delle ciliegie appese alle orecchie

Nel mio cielo

Marc Chagall le belle nuvole che vestono forme d'animali i cari animali d'acqua terra e cielo i cumuli i nembi io li vedevo nel mio cielo con occhi innocenti lassù incantati immaginando quella la sede del paradiso 26.1.23

La poesia che ci salva