la stanza viola della mente veste l’anima del quadro in cui ti perdi dalla tela vedi crearsi iridescenze -e il sangue si spande nei colori- presenze daliniane erompono dal sogno
la mano disegna nell’aria il suo profilo indugia su bocca naso e occhi la mano della mente ben conosce quei dettagli come la madre che l’ ha generata - Nina stella del cielo che mi cammina nei sogni ora sono aghi che trafiggono nell’ accendersi nel sangue la mai sopita passione mentre la mente disegna dove fermenta il cuore
arrivare all’essenziale: via il superfluo (lo sa bene il poeta - un sansebastiano trafitto sul bianco della pagina) così il corpo: si giunge col vento azzurro della morte al nocciolo: all’Essenza: non altro della vita che avanzi in pasto al suo vuoto famelico – quando nella curva del silenzio essa avrà ingoiato la sua ombra
lei immersa nelle righe nere mentre il paesaggio -alberi case- fuggiva sbirciavo il titolo era in inglese - un mattone a vederlo distolse altera lo sguardo lei biondo- platino e sola conciliava un sonnellino ora il monotono sferragliare
era forse quell’embolo ad allagare di visioni la mente tutto quel rosso come un mare di sangue e il grido a salire dalla vertigine del sogno -e se sogno non era? trovarsi diviso tra reale e irreale - nelle vene del buio una danza di folletti
(a Stephen Hawking, in memoria) ci partorì un oceano di energia noi minuscoli granelli finita infinità dai buchi neri insondabili forse nuovi mondi nascono - inarrivabili soli non siamo in questa vertiginosa vastità in infiniti cerchi spaziamo [finita infinità: da un verso di Emily Dickinson]
mi "nascondo" nel corpo da me emergono alfabeti afflati enunciate sillabe mentre questo che mi contiene ha un piede nella morte dal mio posto protetto complice una luna che m’ispira mando messaggi di luce a volte me li suggerisce un angelo
la poesia è indefinibile fa tremare i polsi è l’abbraccio di un albero il sorriso di un bambino la poesia nasce dal sangue e ha dimora celeste quando si partorisce una poesia ti si aprono i cieli poesia è dove l’angelo perde una piuma
ti ricorderanno un giorno? ti sorprendi a evocare oggi i tuoi fantasmi altro tempo età dell’oro quando il sangue sparpagliato nella luce semidio ti levavi come in volo ora ingrigisce il giorno chi a ricordarti?
un salto a volo d’angelo a superarti nella luce una luna assonnata ti sovrasta - ammiccano stelle anche tu a precedermi -amico di penna- sulla via dell’Inconoscibile - uscito sei dal cerchio d’ombra dal quadrante dove batte l’ora del mondo
all'inizio nel tempo primigenio il primo stupore in un volo ai piedi dell'angelo sarà poi precipizio della luce ma si resta nella memoria della rosa che vuole rinascere negli occhi
fermatosi il giro del tuo sangue non avrai più nome né voce le impronte che hai lasciato? impigliati ai rami fra cirri e nembi l'essenza dei tuoi versi sparsi i ricordi i sogni gli io che fosti forse dal fondo dello specchio riaffioreranno -in una luce ferita- quelle immagini a un moto del cuore
'amore dal volto della Bellezza quello che avvicina all'assoluto non è di qui l'amore che sappiamo quello che ci lascia un cangiare di nuvole ad adombrare aride spiagge ci assalirà con un vuoto ad ogni sospiro dolore d' una perdita dall' origine del mondo
mi attirarono le note dell'organo il tempo si era fermato e fu come uscire fuori da me uno sconosciuto luogo di pace mi accolse non era sogno o visione: quella musica sacra era divenuta parte di me del mio spirito mentre mi avvolgeva una luce noetica in empatia con gli angeli e i morti
la normalità non esiste: la vita è una continua sorpresa in luce-ombra navigante nel sangue saltate le coordinate -farfalle di fumo- niente di più facile che canto di sirene svii dallo scavo del profondo ove il Sé si manifesti
in un dove che non sappiamo dicono c' è festa perenne il vino giammai manca è il sangue della fratellanza in un oltre che non conosciamo il leone giacerà con l'agnello noi abbracceremo senza braccia chi ci aggrada in una cosmica kermesse dove non vi sono cuori ostili
hai levato il braccio e hai capovolto i cieli dai recessi del sangue rimonta la melopea selvaggia hai sul collo il fiato di colui che abomina la Croce e ti trascina nel vortice osceno
(della tentazione) giorni si dipanano in geometrie ingannevoli il maligno si cela tra le pieghe - tu percorri lo scintillante sentiero dove l'esistere s' imbeve delle radici della luce lui è lì a spiare mentre inconscio ti pieghi nello specchio
(dedicata alla donna) affido alla pagina questo grido inchiodato te lo vedo in un dove riflesso materializzarsi nel braccio a inane difesa dai colpi ciechi del vile affido alla penna il raccapriccio per la rosa di sangue che si espande in questi tempi oscuri
(dedicata alla donna) affido alla pagina questo grido inchiodato te lo vedo in un dove riflesso materializzarsi nel braccio a inane difesa dai colpi ciechi del vile affido alla penna il raccapriccio per la rosa di sangue che si espande in questi tempi oscuri
siamo buchi neri affamati di cielo ed è un presentire come una mano sulla spalla il doppio celeste che chiama dall' intime fibre estrae dalle viscere la memoria e la custodisce nell' akasha attende il ricongiungersi nell' abbraccio cosmico
al quartiere della movida addentano luccichii bevono la luna nel bicchiere dopo l'alto livello dei decibel un silenzio striscia lungo i muri tra vertigini di ebbrezza chi saprà decifrarli i respiri spezzati dove la parola impastata annega e nel cuore incenerisce la carezza di un dio
(ad Alda Merini) di fiammeggianti palpiti dicevi garbata e a un tempo sanguigna cantando lo spazio dell'anima dei voli asimmetrici e di amori tuoi devastati cantavi mentre ti fuggiva dagli occhi la vita d'albe di sogno la luce vedevi salire ai Navigli e senza remore nudo esponevi del tuo sangue il fiore martoriato
[la carenza dell'ispirazione] sono quello spazio che ti dice bagnami del tuo humus come una terra abbandonata che implora di ridonarmi luce nutrirmi coi fonèmi che conosci farmi sentire vento che sulle ali conduca alfabeti come una preghiera ah rimpiango quel sillabare di palpiti di soli che ora in sogni monocromatici mi appare irraggiungibile implora quel vuoto spazio che sono di farmi rinascere a nuova primavera
ora nell'ultimo sangue è il vuoto delle braccia ma sai non è difficile far rivivere la tua figura dall'ali recise: un po' mi consola la visione di te languida riversa sull'amaca mentre gli uccelli ti cantano sulla testa
salverà il mondo la poesia? no di certo non è cosa immanente: il suo grembo è di celesti aneliti ed è voce di conchiglie che fa eco nei sogni è la smorfia del clown il bacio condito di lacrime in un addio l'ala d'angelo che perde una piuma se senza il cuore "amore" scrivi
padre che sei rimasto di me più giovane consumato anzitempo una vita sul mare e le brevi soste col mal di terra avevi la salsedine nel sangue così presenti mi restano le rare passeggiate mattutine e mai che mi avessi preso per la strada in discesa a cavalcioni sulle spalle di carezze non eri capace e oggi che mi ritrovi uomo fatto sai: mi fa male quel distacco