Stefano Urietti Vene esplose di questo giorno d'afa e me ne sto seduto su una pietra ancor calda di sole. I miei pensieri rimuginio di nuvole vaganti: nella mia mente or angeli ora capre. *** Mi perdonerai se ho osato trasformare in endecasillabi canonici (con accenti in sesta e decima sillaba) la tua bella AFA.
punti all’ esteriore e non alle cose del cuore? vedi: non ha consistenza quanto non nasca da radice del sangue o semmai sopravviva di effimero lucore essenziale quella luce ch’ è la bellezza della rosa immortale palpitante tra le mani
(dedicata alla donna) affido alla pagina questo grido inchiodato te lo vedo in un dove riflesso materializzarsi nel braccio a inane difesa dai colpi ciechi del vile affido alla penna il raccapriccio per la rosa di sangue che si espande in questi tempi oscuri
avvenne in me un parapiglia si sconcertarono i miei neuroni come lei apparve -il rigoglioso seno e le giunoniche forme- nel suo incedere al Valentino ogni tanto in sogno rivive evanescente figura inarrivabile lungo la coda dell’occhio lei dalle snelle caviglie
Vola oltre l'immaginoso, in una temperatura statica e avvolgente. Versi belli. Buon venerdì, Felice,silvia
RispondiEliminaGrazie di cuore, Silvia. Buona serata.
EliminaChe memorie le pietre ancora calde illuminate di crepuscolo, a conservare afa in dissolvenza..
RispondiEliminaGrazie mille della sosta, e del bel commento.
EliminaDa Facebook
RispondiEliminaStefano Urietti
Vene esplose di questo giorno d'afa
e me ne sto seduto su una pietra
ancor calda di sole. I miei pensieri
rimuginio di nuvole vaganti:
nella mia mente or angeli ora capre.
***
Mi perdonerai se ho osato trasformare in endecasillabi canonici (con accenti in sesta e decima sillaba) la tua bella AFA.