scrivo sull’arcobaleno dove il mio angelo è assiso in veste di musa egli mi suggerisce parole macerate nel sangue che mi si nascondono alla "vista" a volte dall’arco- baleno cade una sillaba ed io la recupero riprende vigore all’angelo traspare un sorriso che si fonde col mio fiato
un alone di mistero emana dai lampioni sul lungopò la sera ectoplasmi o perdute identità pare s’aggirino sui viali battuti solo da qualche meretrice pensi possa ispirarti qualche verso quest’atmosfera impalpabile e attendi riconoscibili un nome una voce che ti salgano da dentro
punti all’ esteriore e non alle cose del cuore? vedi: non ha consistenza quanto non nasca da radice del sangue o semmai sopravviva di effimero lucore essenziale quella luce ch’ è la bellezza della rosa immortale palpitante tra le mani
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