'abisso capovolto della croce duemila anni e il grido vano lacera l'aria "Padre perché" sasso gettato nel lago del mistero la domanda a toccare una impercettibile morte apparente
ho un rospo-invettiva mi sta lì lo raccolgo in un foglio intanto lascio gridino le pietre per la bellezza deturpata e il suo esse-o-esse per i figli del progresso dio-boomerang dai chiusi orizzonti e una vita di passi perduti per l'uomo e il suo specchio dai mille rebus irrisolti dove confluisce la sua storia intanto la luna non più ispira rime e sogni divorano topi famelici la polpa del mondo
così esiste la parola nutrita del sangue degli dei prende il largo quello che si dice afflato o musa ispiratrice alla scoperta di fonèmi fa cerchi concentrici nel lago fondo dello spirito
(splendenza rubata da un non-dove -mi dico- questo piccolo universo racchiuso nel profondo di noi piccoli universi) mi ero annullato in pensieri allucinati e in un abbaglio di figure Gala e Mae West mi sorridevano sdentate [Tra i famosi dipinti di Dalì: Gala, di origine russa, sua moglie e musa; Mae West, attrice, New York 1893 - Los Angeles 1980.]
e siamo in lista d'attesa dici con un mezzo sorriso -dall'angolo del labbro la stessa sigaretta mai accesa anche vivere è un vizio che -aggiungi scherzoso- ci dovremo togliere un giorno ed è umano chiedere se possibile una dilazione al Pantocrator spiralante il pensiero - navigano gli occhi in un mare d'aria
è nella natura delle cose -dici quasi rubandomi luce dagli occhi- che la foglia maceri rinasca sul ramo e allo stesso modo l'assente ha il suo "posto" etereo e d' un sangue e una voce vive come invisibile radice
(parla un agnostico) tu dici il sopra è il sotto citando I King ma cosa vuoi ne sappia di capovolti cieli e dell'essere "rivoltato" a un colpo di vento erudiscimi allora e dimmi cos' è la verità tu che non la ritieni un optional io so soltanto di terra e non ho baricentro lascia perdere l'anima e dimmi se qualcuno mi ha chiesto di nascere